Ha il bronzo al collo, lo mostra con fierezza e orgoglio. La sua disabilità, a Rio 2016, non è stato un limite ma una opportunità. Vincenzo Boni ha festeggiato ieri nel suo club d’appartenenza, il Caravaggio Sporting Village di Fuorigrotta, la medaglia recentemente vinta ai giochi Paralimpici, nel nuoto 50 dorso S3. Boni è stato protagonista di un talk show, in cui ha ripercorso e raccontato tutta la sua splendida avventura brasiliana, ricordando i sacrifici nei due anni di preparazione ai Giochi, la delusione dopo le prime due gare andate male (quarto posto e fuori dal podio nella staffetta 4x100 stile libero in formazione mista dove era in gara anche l'altraa napoletana Emanuela Romano), i timori per un risentimento muscolare prima dei 50 dorso conclusi in gloria e sul podio olimpico.

«Abbiamo voluto organizzare una festa proprio a bordo della piscina coperta dove Boni si è allenato in vista di Rio 2016. Vincenzo lo meritava» ha dichiarato Rosanna Vigorito, titolare del Caravaggio Sporting Village. Con Vincenzo Boni, il suo allenatore Alessio Sigillo, Alessio Mencarelli, responsabile settore nuoto del Gruppo Sportivo Forestale, ed Enzo Allocco, allenatore della Nazionale italiana di nuoto paralimpico. Fondamentale l'appello lanciato da Boni a tutte le persone con disabilità che non devono vedere la malattia come un limite ma sempre come un'opportunità. Appello anche a dotare le città di più strutture idonee per le persone diversamente abili.

Vincenzo è molto tifoso del Napoli e durante l'intervista (pubblicata oggi sul Roma) ha dichiarato anche il suo amore per gli azzurri e spera presto di andare al San Paolo. Calciatore preferito? Dopo l'ultima "delusione" risponde così: «Non ho nessun mito, meglio non affezionarsi a nessuno. Conta solo la maglia».