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È un viaggio tra la gente

Opinionista: 

La visita di un Papa è sempre un evento straordinario: e per quello che rappresenta e per il messaggio universale che ogni sua parola contiene e diffonde. A maggior ragione lo è quella di oggi, a Napoli, per la presenza di un Pontefice come Francesco, animatore di una nuova Chiesa, impegnata a calarsi nelle problematiche del nostro tempo; e che, per farlo direttamente in mezzo al popolo di Dio, chiede e supplica addirittura i responsabili dei servizi di sicurezza di rendergli il compito più agevole. È qualcosa davvero di rivoluzionario non solo rispetto alle regole pontificie ma anche di esemplare insegnamento per le nostre stesse istituzioni, troppo spesso lontane dal Paese reale. Basta soltanto questo per valutare, per avere la misura della importanza di questo Pontificato, che riesce a coniugare tradizione e modernità, a sapere ascoltare le oggettive aspirazioni della gente, indipendentemente dal suo credo religioso e che, da subito, ha fatto capire quale sarebbe stato il cammino di svolta e di novità. Con queste premesse, oggi Napoli vive una giornata davvero unica, per l’incontro con un Papa che cerca l’abbraccio della gente, del popolo di Napoli, la cui religiosità è fatta per tradizione e per temperamento collettivo di calorosa vicinanza, di affettuosa testimonianza. Questo aspetto, che potrebbe apparire una nota di colore esteriore, a nostro avviso rappresenta, nell’odierno evento, un auspicio importante di una solidale alleanza tra una Chiesa della operatività e una comunità decisa - lo provano le entusiastiche e diffuse attese con cui fu accolto l’annuncio di questa visita - a mutare le condizioni di tante realtà, singole e collettive, non più sostenibili. Un auspico che il cardinale Crescenzio Sepe, da quando, nel 2006, fece il suo solenne ingresso in Diocesi, ha cercato di favorire, preparando il “giubileo dei quartieri”, un modello di concreta vicinanza ai bisogni della comunità, alla conoscenza delle problematiche di varia natura, che possono interessarla e sul modo più giusto per uscirne, senza cadere nella rete dell’antistato. Al di là di tutto quello che si è detto di Napoli, più di male che di bene, oggi Papa Francesco potrà vedere la città nella sua oggettiva realtà, farsi un suo giudizio, il percorso lo consente. Da Scampia, Secondigliano, Capodichino, piazza Carlo III, piazza Dante, via Roma a piazza del Plebiscito, piazza Garibaldi, Poggioreale, via Caracciolo, in “papamobile”: questo spaccato di città, scelto per la sua visita, non potrà certo far vedere, lo si può intuire, tutte le problematiche di una quotidianità complessa, ma non potrà impedire di vedere paradossi urbani di opere monumentali tra scenari da degrado. Una vita che gli incontri itineranti del Papa, con le realtà composite di Napoli - della emarginazione, della sofferenza e delle legittime aspirazioni - arricchiranno di nuovi elementi per smuovere le istituzioni ad ogni livello. E questo sarebbe già un miracolo.