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Accordi per il referendum tra Renzi e Berlusconi

Opinionista: 

Il ritornello di Salvini e Meloni è sempre lo stesso: "Matteo Renzi a casa". Loro due non hanno dubbi sul votare "no" al referendum di ottobre. Quella è la data fatidica per liberarsi dal "giglio magico" che in verità un po’ di magia l'ha persa in fatto di appeal. Sono gli alti e bassi della politica, specialmente quando giochi in prima persona. La botta alle Comunali c'è stata, anche se poteva andare peggio se Sala non avesse retto a Milano. Ora bisogna voltare pagina e guardare in avanti con spirito di mediazione, sia all'interno del Pd che all'esterno. Il fatto nuovo viene dell’intervista alla Stampa di Fedele Confalonieri, fido furiere dell'ex Cav.: “Credo che in questa fase si debba sostenere il governo. Il Cavaliere non la pensa così ma io sarei favorevole a qualcosa che assomigli al Nazareno…. Per uscire dalla paralisi i due partiti tradizionali dovranno lavorare insieme, è l’unica strada”. Una dichiarazione temeraria dati i tempi, e soprattutto i rapporti con la Lega e Fratelli d’Italia, ma che nasconde le preoccupazioni di un pezzo di Forza Italia. Si possono immaginare sull’argomento gli strali di Renato Brunetta, soprattutto quelli taciuti. Anche Confindustria esprime serie preoccupazioni per una vittoria dei “no”: 258 mila posti in meno con la vittoria del “no” a fronte di 319 mila posti, in più rispetto a oggi, se la spuntasse il “sì”. Per non parlare del Pil. Intervento interessato del nuovo presidente Vincenzo Boccia per captatio benevolentiae verso il presidente del Consiglio? I fautori del “no” ne sono convinti. Per Roberto Calderoli: “Quelle previste da Confindustria in caso di vittoria del sì sono le dieci piaghe d’Egitto, mancano solo le cavallette”. Ma al di là dell’economia se vince il “no” che succede in politica? Volenti o nolenti, come si usa dire, il “tutti a casa” è quasi certo. Mattarella potrebbe, dopo le dimissioni del presidente del Consiglio, varare un governo di scopo, ma la fine della legislatura sarebbe segnata. Anche le successive elezioni sarebbero bollate da un doppio meno a Forza Italia. In un partito diviso da mille personalismi, con un capo carismatico in difficoltà, è molto probabile che il serbatoio di voti si prosciugherebbe. Certo, ne guadagnerebbe l’accoppiata Salvini-Meloni. Ma per fare cosa? Se vince invece il “si” il presidente di Forza Italia potrebbe prendere fiato. Già ha cominciato a riorganizzare il suo “cerchio magico”. Ha bisogno, comunque, di tempo per trovare un leader che possa scendere in campo al suo posto. La cosa non è di quelle semplici, ma è ipotizzabile avendo un lasso di tempo ragionevole davanti. La modifica all’Italicum potrebbe essere il prezzo della “mediazione”, interna ed esterna, anche se sull’argomento Matteo Renzi afferma che allo stato attuale: "Non vedo in Parlamento una maggioranza per una legge alternativa". Maggioranza che potrebbe, comunque, formarsi. Insomma, qualche cosa potrebbe cambiare tenuto conto anche della dichiarazione di Piero Fassino che rivela di aver discusso con il segretario del Pd “sul cambiamento del sistema da bipolare a tripolare che innesca dinamiche nuove. Perché se nel ballottaggio il secondo e il terzo si coalizzano, anche senza dichiararlo, il primo soccombe”. E, quindi, “una riflessione va fatta”. Dopo il fallimento del “Patto del Nazzareno” tra Berlusconi e Renzi nessun altro accordo palese sarà possibile. Non conviene ad entrambi i leader. Ma “convergenze parallele” sotterranee potrebbero essere ipotizzabili. Sull’Italicum in primis. Il premio alla coalizione tanto caro all’ex presidente del Consiglio potrebbe diventare una realtà. Come il disimpegno non dichiarato di Forza Italia dal “no” secco al referendum. Il presidente del Consiglio e segretario del Pd è difficile che farà aperture palesi. Nessuna intenzione di passare il testimone di segretario del partito, né disponibilità alcuna agli amici-nemici bersaniani. Ne andrebbe della sua immagine di “rottamatore”-decisionistaindefesso che già qualche crepa nell’opinione pubblica ha registrato. Una cosa però è l’immagine da salvaguardare e un’altra i risultati da portare a casa. Sono due facce della stessa medaglia che però hanno bisogno di strategie diverse. Insomma, sotto sotto e zitto zitto il presidente Renzi qualche mediazione sarà costretta a farla. La stessa cosa avverrà sul fronte opposto. Solo così si potrà sbloccare una situazione referendaria che si era complicata al punto da far prevedere una vittoria dei contrari al referendum costituzionale.