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Aiutiamoli a casa loro, funziona e costa meno

Opinionista: 

Quando lo capiranno i “sinistrati” italiani e quelli europei (anche se a questi ultimi interessa poco, visto che all'occorrenza li “deportano” da noi) che aiutare i migranti - soprattutto quelli in fuga dalla povertà, a casa loro - funziona e costa meno? Lo conferma il successo del progetto: “Usine des Femmes – Trasformazione e Commercializzazione di cereali d legumi locali a Yaridakhar”, nell'ambito del programma “A.Mi.Co. Award 2018”, finanziato dall'Organizzazione Internazionale per le Migrazioni e realizzato dall'Associazione di Volontari “Ubuntu”(composta da docenti delle scuole, dalle elementati alle superiori) di Torre Annunziata, con un investimento di appena 10mila euro. Sicché, stavolta, mi è sembrato giusto dedicare la mia “lettera aperta”, domenicale a questo, piuttosto che alle bufale di “Mai- Salvi” (vedi le 5mila assunzioni all'Inps, appena annunciate). Sessanta nuove opportunità di lavoro create contribuendo alla nascita di una start d'impresa sociale al femminile. L'acquisizione, la ristrutturazione e l'allestimento – con le macchine utensili e le attrezzature, per produzione e commercializzazione dei prodotti - dei locali sede dell'officina che al termine del progetto è stata girata all’impresa per consentirle la prosecuzione in proprio dell'attività. La realizzazione di due orti botanici: il primo, nella scuola elementare senegalese e l'altro a Torre, nell'area dell'Istituto comprensivo Leopardi. Il che ha favorito anche il processo d'integrazione tra gli studenti oplontini e quelli di Yaridakhar. Occorre aggiungere anche che, per quanto limitata, la cifra investita, convertita in moneta locale, è diventata un tesoretto: ben 6 milioni e 560mila franchi Cfa (la moneta delle ex colonie francesi d'Africa). Pensate, però, a quanto ci sarebbero costate quelle 60 donne, se invece che essere aiutate a casa loro, fossero state “tradotte” (magari sul barcone di una organizzazione non governativa) qui da noi. E, soprattutto, quanto sarebbe costato a loro arrivare qui, ritrovarsi abbandonate a se stesse e, magari, doversi piegare, per sopravvivere, agli “sfruttatori” della prostituzione. L'iniziativa - un progetto di cosviluppo per la sicurezza alimentare, la promozione di un'agricoltura equa e sostenibile delle filiere agricole di Yaridakhar nella loro dimensione economico-produttiva e socio-educativo - ha visto il coinvolgimento dei comuni di Torre Annunziata e di Sakal, del Consolato di Yaridakhar, di partner nazionali ed internazionali, della “Slow Food Vesuvio”, dell'Associazione dei Giovani per lo Sviluppo di Yaridakhar e del Consolato del Senegal a Napoli. Si è dipanata in attività di formazione, con la guida di un esperto agronomo/formatore che ha stimolato nelle donne del posto partecipanti, il rispetto del proprio territorio e della propria cultura, per preservarne la bioversità e le conoscenze tecniche indispensabili per la realizzazione del progetto, la specificità e la maggiore qualità dei prodotti autoctoni. In conclusione, la parola “fine” in calce al progetto, e per sottolinearne gli esiti positivi, è stata scritta nel corso della cerimonia - cui hanno partecipato anche l'assessore alle politiche sociali, Stefano Mariano, il dirigente delegato all'Autentica, Nicola Naclerio e una delegazione del comune ospite - di sottoscrizione, fra il sindaco di Torre Annunziata, Vincenzo Ascione e quello di Sakal, Birhaim Diagne di un gemellaggio, promosso dal primo cittadino oplontino, fra i rispettivi comuni. Un motivo di festa in più per l'anno del settecentenario della (ri)fondazione di Torre Annunziata (19 settembre 1319), dopo essere stata seppellita come Oplonti dall'eruzione del Vesuvio nel 79 d.C..