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Al voto tra polemiche e senza programmi

Opinionista: 

Chi volesse farsi un'idea di quali serie basi fondino la democrazia nel nostro Paese, potrebbe provare ad immedesimarsi nel potenziale elettore napoletano, oggi, a distanza di poche settimane dal voto. Dal voto che porterà al rinnovo dell'amministrazione municipale e dunque alla scelta del nuovo sindaco, colui che dovrà capitanare la città per i prossimi cinque anni. Si badi, non una città qual che sia, bensì un agglomerato quanto mai composito e ricolmo di criticità, costituito com'è della più variegata ed indisciplinata sostanza sociale (ammesso sos che sociale possa definirsi) e forse il più caotico e disorganizzato complesso urbanistico del Paese. Ebbene, qual è il quadro delle possibilità entro cui l'elettore potenziale dovrebbe arbitrarsi per esprimere il voto? Non saprei. Astrattamente, polemiche e dibattiti a profusione. Ha tenuto banco per alcune settimane la patetica vicenda delle primarie Pd: che opponeva da una parte un vecchio arnese della politica, nefasto amministratore della città e della regione per poco meno d'un ventennio, la cui gestione ha svuotato le casse pubbliche lasciando alle sue spalle un disastro finanziario e d'immagine dal quale non è stato ancora possibile riprendersi; e dall'altra una "giovane" quanto ignota leva della politica (romana?), la cui meritevolezza per aspirare ad una funzione tanto elevata non s'è ancora mostrata, né l'attuale sua condizione di candidata e gli spazi che le son riservati hanno dissolto le nebbie. C'è poi la lunga polemica, di sapore alquanto rusticano, tra il sindaco uscente ed il premier Matteo Renzi, circa la gestione del territorio di Bagnoli. Polemica, come ognun vede, d'eletti principi, ma di nulla sostanza, interessando al cittadino: ammesso che il cittadino napoletano in questo contesto ancora abbia animo d'interessarsi a qualcosa, interessando al cittadino che quel potenzialmente fecondo contesto urbano, ormai inoperoso, e dunque dannoso appena da oltre un trentennio – sì, proprio un trentennio – sia destinato ad uno scopo che torni utile alla comunità. C'è poi l'eterno candidato non si sa più di chi, l'imprenditore Lettieri, le cui trascorse gesta di capitano d'azienda non sono mai illustrate ed il cui impegno nei cinque anni d'opposizione in consiglio comunale, a quel che ho compreso, s'è risolto in una serie d'interviste sui quotidiani cittadini. Infine, il nostro elettore potrebbe scegliere d'incuriosirsi per le vicende del candidato del M5S, il noto ingegner Brambilla, il quale ci ha già più volte chiarito le originali ragioni della sua candidatura: il disagio provato per la scarsa qualità della vita in città. Molto bene. Mi chiedo: in base a qual criterio ci si dovrebbe atteggiare nel voto? Come scegliere in questo inconsistente contesto? Non c'è una sola proposta formulata da un candidato che dia il senso d'una prospettiva, d'una visione del futuro, d'una mira di sviluppo della città, d'una qualche iniziativa che sorprenda e che possa restituire speranza ad un luogo dove solo il degrado, continuo ed inesorabile, si distingue e si fa osservare. Nulla, che non siano sterili polemiche sul niente che interessi la comunità, tutto un gioco di rimandi tra addetti alla politica o, meglio, non alla politica ma a ciò in cui è ridotta l'attività che dovrebbe aver a suo oggetto esclusivo la cura degli interessi collettivi. Io una mia idea ce l'- ho su come si determineranno gli esiti delle lezioni. Poiché escludo, ma posso come sempre sbagliare, che saranno in molti i soggetti dotati d'uso di ragione a recarsi spontaneamente alle urne per scegliere chi elevare da tale informe congerie, lo spunto per comprendere la forma che assumeranno le cose me l'- ha fornito una già consumata esperienza, l'andamento delle cosiddette primarie del Pd: dove i mezzi per stimolare la sensibilità politica un po' intorpidita degli attivisti – perché chi alle primarie partecipa è addirittura un attivista – non sono di certo mancati e forse, dati i tempi tristi che corrono, son quelli gli argomenti più concreti e saldi ai quali è ragionevole dar ascolto.