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Anche con la Brexit l’Europa non morirà

Opinionista: 

Non è possibile sapere quanto peserà sul voto inglese per la cosiddetta Brexit il truce assassinio della deputata laburista, fervida sostenitrice della permanenza del suo paese in Europa. Spiace ragionare sulla pelle di una persona che ha perso la vita per difendere il suo ideale europeista e sostenere le ragioni economiche e politiche di una scelta anti Brexit, ma forse questo evento potrebbe arrestare i consensi verso il Sì e invertire la rotta che dava in testa i sostenitori dell’uscita dell’Inghilterra dalla Ue. Tuttavia, come ha giustamente osservato Giorgio La Malfa in un suo commento, bisogna mettere nel conto la reazione e l’orgoglio dei cittadini britannici dinanzi a un vero e proprio bombardamento di previsioni catastrofiche per il futuro della Gran Bretagna in caso di recessione dall’Unione: contrazione del Pil, inflazione e crollo della sterlina, rischio di drastico ridimensionamento del Welfare, misure tariffarie e doganali certo non favorevoli all’Inghilterra. Si tratta di messaggi dal sapore intimidatorio che potrebbero ridestare, ancor più di quanto già sia adesso, l’orgoglio e lo spirito nazionale degli inglesi, non disposti a sottostare alle pressioni degli organismi politici ed economici europei, così come era avvenuto nel caso dell’Italia e della Grecia. A ciò si aggiunga il pericoloso gioco d’azzardo di Cameron che, per rafforzare la sua leadership, ha contrattato una serie di agevolazioni e di trattamenti migliori con i vertici europei per andare poi alla consultazione referendaria. Ciò naturalmente, come ha osservato Mario Monti, finisce per costituire un precedente pericoloso, specialmente se pensiamo ad alcuni paesi dell’est europeo. Tutto o quasi – e fa un certo effetto sentirlo dire al professor Monti – dipende dal fatto che l’Europa è percepita come mero luogo di rapporti economici e non come uno spazio dove la componente sociale continua a lottare per difendere i suoi diritti e le sue aspettative. Si profila dunque la necessità – sempre parole dell’ex presidente del Consiglio – di riconciliare società e mercato [e ci sarebbe però da chiedere quando e come i due fondamenti della contemporaneità siano stati mai concilianti]. A tutto ciò bisogna aggiungere il fatto che la Gran Bretagna non ha mai mostrato - sia che governassero i conservatori o i laburisti – un grande amore e una particolare affezione per l’Europa e le istituzioni comunitarie e ciò ha oggettivamente giovato anche a che la destra xenofoba e antieuropeista di Farage avesse spazio nell’opinione pubblica e nei risultati elettorali. Io sono tra coloro che non immaginano scenari apocalittici nel caso dovessero vincere i sostenitori della Brexit e per due fondamentali motivi: il primo deriva dal fatto che siamo ormai in un regime di rapporti internazionali governati dal mercato e dalle sue leggi e coloro che lo governano faranno tutto ciò che è necessario perché non si creino situazioni tali da mettere a rischio i buoni rapporti e i lucrosi affari tra potenze finanziarie e imprenditoriali; il secondo è di carattere storico e riguarda il contributo che la tradizione liberaldemocratica e culturale inglese ha dato nei secoli passati all’intero continente europeo – dalla Magna Charta Libertatum alla grande letteratura dei secoli XVI e XVII, dalla rivoluzione inglese alla filosofia empirista, dal grande romanzo ottocentesco e novecentesco al fondamentale contributo per la sconfitta di Hitler e del nazismo - ed esso non sarà cancellato da nessuna fuoriuscita di carattere burocratico.