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Anno 2021: la fine della libertà di pensiero

Opinionista: 

Cari amici lettori, se gli anni venti sono gli anni dei disastri che potremmo definire naturali, gli anni ventuno sono quelli dei disastri politici. Nel 1821 ci furono i moti carbonari, nel 1921 le violenze socialiste che portarono alla reazione fascista, nel 2021 la fine della libertà di pensiero. L’ultima tappa di questo tremendo declino che io, e non certo da solo, denunzio da molto tempo, è partita dall’assalto al Congresso Usa. Un fatto certamente inaccettabile, ma che ha espresso l’esasperata convinzione di una metà dei cittadini che quella democrazia in cui avevano creduto ha finito il suo ciclo. Non si è trattato, invero, di una violenza cieca, come quella che, ormai da molto tempo, insanguina le piazze e le strade delle città americane, ma di una violenza diretta contro un preciso obiettivo, il Congresso. Consentitemi una piccola digressione. Il divenire degli States, checché dicano i fautori del femminismo, è governato dalle donne. La guerrafondaia Hillary Clinton, prima che arrivasse il pacifista Trump, l’acida Nancy Pelosi, che da quattro anni dirige la guerra contro il presidente uscente (stracciando anche in diretta TV la copia del suo discorso), Kamala Harris (che, data la fragilità di Biden, può essere considerata il nuovo presidente) e, infine, Ashli Babbit. Chi è questa signora, il cui cognome ricorda il concetto di perbenismo (così si traduce “babbitt”)? Una trentacinquenne di San Diego, veterana dell’aeronautica militare Usa, prima delle cinque vittime dell’assalto. La donna, disarmata, tentava, prima fra i manifestanti, di entrare negli uffici del Congresso, quando è stata colpita in pieno petto da un proiettile, esploso contro di lei a distanza ravvicinata da un agente in borghese. Esploso, con ogni evidenza, per uccidere. Immaginate per un momento cosa sarebbe successo se il fatto fosse avvenuto nel corso di una manifestazione “antifa”: a parte prolungate violenze di piazza in loco, tutti i benpensanti nostrani, incominciando da Gad Lerner e Laura Boldrini, si sarebbero inginocchiati o avrebbero in altro modo plateale manifestato la propria solidarietà. Invece il coro ha detto che se l’è cercata. Se il vento dovesse cambiare, Ashli assurgerebbe a martire per la libertà. Torniamo a bomba. La Pelosi e i suoi vogliono sbarazzarsi definitivamente di Trump. Si vede che ne hanno molta paura per le elezioni del 2024. Fatti loro. Quelli che invece sono fatti nostri sono i crimini contro la libertà di comunicazione commessi da quel grande sistema di potere che è alle spalle e al di sopra di Biden e di Kamala. Come hanno usato il covid per sopprimere la libertà di locomozione, hanno adoperato l’assalto al Congresso per eliminare la libertà di comunicazione. Pensateci un momento. Fino a ieri molti pensavano che, se pure i media tradizionali erano espressione del potere e non esprimevano il pensiero della maggioranza dei cittadini, c’era sempre il web, dove ciascuno poteva manifestare le proprie idee. Ciò, per la verità, non era del tutto esatto, poiché molti miei amici sono stati costretti a ricominciare con un altro account, dopo essere stati oscurati per political uncorrectness, vale a dire perché non si erano uniformati al pensiero obbligatorio. Ma, visto che terroristi musulmani e delinquenti di ogni specie utilizzavano quei mezzi di comunicazione senza particolari problemi, si poteva dire che c’era abbastanza libertà. Ora Trump e le decine di milioni dei suoi sostenitori sono stati silenziati. Vi rendete conto della gravità del fatto? Non solo Veneziani e Cacciari, ma anche Merkel e Macron (non sospettabili di simpatie trumpiane) hanno denunziato l’illegittimità dell’operato dei “padroni” (Zuckemberg e compagni). La Merkel, in particolare, ha ricordato che “la libertà di opinione è un elementare diritto fondamentale” e ha dichiarato che l’interferenza nell’esercizio di quella libertà “non può venire dalla decisione autonoma e opaca di un’impresa privata". La decisione più grave è stata quella di cancellare Parler, un network con dodici milioni d’iscritti. Siamo quasi arrivati al livello di (mancanza di) libertà della Corea de Nord, della Cina, della Turchia e del Pakistan! Giornalisti come Riotta, che hanno difeso Twitter e Facebook, come potranno più parlare di libertà di stampa, come facevano paragonando i giorni d’oggi al ventennio mussoliniano? Amici, a differenza dei pompeiani prima dell’eruzione e dei passeggeri del Titanic, sappiamo ormai che, se le cose continuano così, siamo alla fine. Non dobbiamo allora danzare (ce lo impediscono, d'altra parte, con la scusa del covid), ma gridare a gola spiegata la nostra indignazione, finché sarà possibile. Quando tutti i giornali come questo saranno chiusi e tutti i nostri account cancellati da Zuckemberg, dovremo tacere. O ritirarci nei boschi, come i personaggi di Fahrenheit 451. Quello che certamente non faremo è bere la cicuta.