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Assalto alla Cgil, per favore non chiamiamoli populisti

Opinionista: 

L’attacco di sabato alla sede della Cgil a Roma è senza dubbio un atto di inaudita violenza, inaccettabile in un contesto democratico. Questo tipo di aggressioni violente, premeditate e intimidatorie hanno una chiara matrice fascista che purtroppo ci riporta indietro negli anni, quando l'assalto alle Camere del Lavoro era propedeutico ad una volontà liberticida. Credo tuttavia, che bollare tali atti come espressione del populismo dilagante, non solo in Italia, sia un errore. Infatti, in primo luogo usare il termine populisti, che vagamente riporta alla mente un'accezione positiva lo ritengo sbagliato, ho sempre preferito usare il termine nazionalisti, tenendo ben presente che sabato a Roma erano in azione vere e proprie squadracce fasciste a partire da Forza Nuova che tra l'altro andrebbe sciolta in applicazione della legge Scelba del '52. In secondo luogo, a mio avviso, è giunta l'ora di non consentire a questi gruppi neofascisti di cavalcare l'emergenza sanitaria e la preoccupazione sui vaccini. Il loro intento è chiaro: mischiarsi alle proteste per alimentare il clima di intolleranza e di paura, probabilmente anche con l'intento di lanciare messaggi trasversali a chi fino ad ora li ha protetti. Del resto, personaggi come Fiore e Castellino sono conosciuti da tempo alle forze dell'ordine e fanno della violenza e del razzismo la loro fede e dopo sabato non credo che si possa fare più finta di niente. Inoltre, credo che a mente fredda e respinta con fermezza ogni intimidazione e violenza, ancora più vigliacca perché indirizzata al mondo del lavoro, vada fatta una riflessione generale. Infatti, la risposta a questo vile gesto e a tutti i fenomeni neofascisti va data in positivo e non a caso i sindacati, unitariamente hanno indetto una manifestazione per sabato prossimo. La crisi sociale, il post pandemia, la disoccupazione dilagante soprattutto al Sud, la grande precarietà, rappresentano purtroppo un brodo di coltura pericoloso per questi fenomeni e la vera sfida per chi governa il Paese sarà riuscire, anche grazie alle ingenti risorse europee in arrivo, a dare risposte concrete a tanto disagio e favorire uno sviluppo sostenibile in grado di garantire una nuova coesione sociale. Solo il lavoro e la crescita, al di là della giusta repressione, impediranno il ripetersi di fenomeni che ci riportano purtroppo ai tempi bui della nostra democrazia.