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Resta soltanto la eduardiana Filumena Marturano a sostenere che, nella Città di Partenope, “i figli sono pezzi di cuore” perché allora, a conti fatti, se così davvero fosse, bisognerebbe subito aggiungere che “troppi genitori  sono pezzi di merda”. Quali? Uno spaccato viene dalla Sanità, da suor Lucia Sacchetti in veste di missionaria volontaria. Dalla sua sofferta quotidianità emerge dolorosamente che si diventa genitori per caso e troppo presto, del tutto impreparati e inconsapevoli dell’idea di “genitorialità responsabile”. Diretta conseguenza: non vengono trasmessi valori, i bimbi crescono nell’analfabetismo, nel degrado morale-materiale e nello stato di abbandono, mentre le istituzioni si comportano come se vivessero in un altro mondo, distanti anni-luce (mediamente un assistente sociale ogni 5.600 abitanti, le case-famiglia viste solo come un affare per spillare soldi). *** DA IERI A OGGI. Fatte le debite proporzioni rispetto a tempi, mutazioni storiche e “genetiche”, ai progressi che, sia pure debolmente, qualche riflesso non potevano non determinarlo, la situazione non è gran che cambiata da Boccaccio a Basile come rispetto a quella narrata da scrittori a noi meno distanti: da Francesco Mastriani (quartieri che, entrandoci, ci chiudono cuore e polmoni), a Matilde Serao (qual è il ventre di Napoli se non i suoi vicoli e fondaci?), a Salvatore Di Giacomo (reticoli come tane di blatte che sembrano scarrafonère). Tutto un infuriare di malattie infettive che trovavano “terreno fertile” e diventavano endemiche con la complicità del caotico sviluppo edilizio. Ancora fino ad alcuni decenni fa un prestigioso medico come Carmelo Gabriele, indimenticato primario del Pausillipon, assegnava a Napoli il mortificante primato della mortalità infantile nel primo anno di vita. *** UN NUOVO “PROTAGONISMO”. È quello della malavita organizzata che, svoltando, è diventata sanguinaria e stragista. Non più tanti clan ognuno per conto suo quartiere per quartiere, ma nel loro insieme un anti-Stato con l’ambizione di diventare, crescendo, un “altro Stato”, un vero “sistema alternativo” forte di una propria “accumulazione capitalistica” (camorra imprenditrice e dintorni). Siamo arrivati, paradossalmente, a questo: ognuno la mattina, quando si sveglia e si veste, può decidere indifferentemente, senza turbamenti e remore morali, se indossare l’abito della legalità o quello del suo contrario. La scelta dipenderebbe solo da ciò che, quel giorno, conviene di più. Assurdo? Non tanto se si considera quante forze e ambienti sociali “insospettabili” agiscono direttamente, o meno, dentro la rete-ragnatela della complicità. Dura lezione che stiamo imparando: c’è convenienza di troppi al “quieta non movère et mota quietare”. È, sostanzialmente, la logica del gattopardismo riproposta su altri piani e forme. *** MATERIA PRIMA E METODI. Capitolo amaro che fa pensare ai giovani e alla pratica della violenza più efferata che, magari, fino ad alcuni anni fa sembrava inimmaginabile. Criterio guida: accaparrare risorse e beni “tutto e subito” senza problemi di coscienza, si tratti di colpire indiscriminatamente bambini o adulti, uomini o donne. Raid feroci per singoli omicidi o per agguati con obiettivi plurimi. Il predominio in un quartiere affermato con l’uso spietato di pistole da guerra e kalashnikov, preannunciato da stese e paranze della peggiore “Gomorra”. Le movide selvagge servono per sondare i terreni delle incursioni, per dare prove “anticipate” di predominio o per imparare a memoria la geografia dei luoghi (come arrivarci e preparare vie di fuga). *** GIOVANI E MANODOPERA. Killer e gruppi di fuoco vengono reclutati trasversalmente anche se in alcuni quartieri è molto più facile. Nel degrado, si comincia con muschilli, pusher e “sentinelle” che avvistano per tempo, nelle piazze di spaccio, l’arrivo della polizia. È tutta una “forza lavoro” (baby gang con oltre mille affiliati?) che, entrata nel giro, difficilmente ne uscirà. Il facile guadagno chiude il cerchio. L’Autorità per l’infanzia attribuisce ai nostri territori la maglia nera per la strettissima correlazione fra le violenze dei giovani sui giovani, la povertà (non sempre unica causa) e la diserzione scolastica (sui Quartieri spagnoli si arriva al 40 per cento). Cesare Moreno, maestro di strada, afferma che Napoli non si pone il problema di difendere i bambini e recuperare i giovani devianti. Alla Sanità partì un progetto per 300 minori. Ora si parla di una “guerra perduta”. Azzerato il valore-vita, la scuola è vista come una prigione. *** SOLIDARIETÀ VERA E FINTA. Quando il presidente Mattarella va al parco Verde di San Giovanni, sosta davanti al lettino di Noemi e allibisce per il parco degli orrori di Caivano, si avverte una sincera commozione. Quando arrivano al Santobono i politici-politicanti, si prova un senso di fastidio. È finzione del dolore, dolorismo d’accatto. Il divario col Paese reale si fa incolmabile. Suonano perfino auto caricaturali espressioni (alla de Magistris) che parlano di Napoli come “Città dall’energia umana contagiosa” e della “rinascita culturale senza precedenti”. Un antropologo come Marino Niola commenta: ”Napoli è sfiduciata e depressa, se il Sindaco dice quello che dice, vuol dire che viviamo in città diverse”.