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Bentornata, cara, vecchia edicola...

Opinionista: 

L’avevano data per morta. Nessuno la degnava più di uno sguardo. Abbandonata sulla soffitta del tempo elettronico, dove le informazioni arrivano più veloci della luce. Archeologia senza valore. Un vecchio arnese arrugginito, buono solo per l’Amarcord della generazione cresciuta tra i freschi inchiostri dell’alba dei giornali. Noti e indimenticabili solo a chi è cresciuto fra loro. E invece è tornata: la cara e vecchia edicola. Tra i pochi avamposti dell’Italia al tempo del coronavirus. Il piccolo “tempio” laico dove poter recitare la preghiera mattutina dell’uomo moderno, tra quotidiani e settimanali, riviste e fumetti, buste regalo e figurine. Perché c’è stato un tempo in cui l’edicola aveva i suoi officianti e i suoi fedeli, che ogni mattina, dopo il caffè del risveglio e prima del treno per il lavoro fuori porta, cercavano i racconti di carta e inchiostro, profumato viatico per la giornata che iniziava. Le edicole erano uno dei luoghi in cui la notte passava le consegne al giorno. E i pacchi di giornali accatastati, erano le sentinelle che scrutavano l’alba, i messaggeri delle storie piccole e grandi, di divi e poveri cristi, campioni e scartine, acrobati e nani, cantastorie e cialtroni. Un ritrovo di umanità, un crocevia di sguardi e mezze frasi, di indugi e chiacchiere, una finestra sulla città e sul mondo, da dove sbirciare sulla vita degli altri. Con la complicità dell’edicolante, spesso una specie di confidente, una delle prime persone che incontravi nella lunga giornata e che ti accoglieva di primo mattino con una battuta o un sorriso. L’edicola come spazio del tempo sospeso, una retroguardia dove indugiare prima di andare sulle frontiere del nuovo giorno. Chi glielo spiega ai “nativi digitali” che oggi inseguiamo fingendo di essere come loro, che noi avremmo voluto morire pellegrini di carta? Sono i figli e i nipoti di quelli che inumidivano il dito per sfogliare il giornale, per scoprire cosa c’era nella pagina successiva, per andare allo sport, o alla pagina dei morti, o a quelle del cinema, delle “lettere al direttore” la tribuna dei lettori dove cercare un posticino al sole nel sognato mondo dei giornali? I nostri ragazzi sono cresciuti nel villaggio elettronico, dove i new media non hanno odore, tutti perfetti e senz’anima. Algidi e lontani, “intoccabili”, senza il soffio della spesso miserevole vita che dicono di voler raccontare. Poi è arrivato l’ospite misterioso per farci riscoprire le fragili virtù e le grandi bellezze che credevano scomparse nel piccolo mondo antico. Il pane fatto in casa, i giornali venduti all’edicola, i profumi e i luoghi perduti dell’anima.