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Berlusconi si sbaglia, ma il Pd è grottesco

Opinionista: 

D’accordo, Berlusconi si sbaglia. Difficilmente riuscirà ad ottenere i voti per essere eletto presidente della Repubblica, soprattutto perché a farglieli mancare potrebbero essere i franchi tiratori del centrodestra. Tra l’altro si tratta di un errore che, se non corretto al più presto, gli impedirà di “intestarsi” la candidatura di Mario Draghi, questa sì una mossa in grado di spiazzare tutti: alleati e avversari. Giusto. Ma una volta detto questo, va detto anche il resto. E cioè che se il centrodestra ha i numeri migliori di tutti in Parlamento (migliori, ma non sufficienti), è altrettanto vero che il Pd non ha né i numeri né uno straccio d’idea che non sia l’incredibile proposta di un Mattarella-bis. Incredibile perché, al di là dell’indisponibilità del diretto interessato, candidare il Presidente uscente equivale a una dichiarazione d’impotenza politica, una certificazione di sana e robusta incapacità di essere in grado di mettere sul tavolo un nome anche solo lontanamente potabile. Il centrodestra sarà pure talmente diviso da sembrare un vecchio Ulivo, almeno però è spaccato su una strategia. La strategia del Pd qual è? Finora si è capita una sola cosa: non vogliono Berlusconi al Quirinale. E fin qui nulla da dire. Ci mancherebbe pure che dopo averne dette pesta e corna provando ad atterrarlo con tutti i mezzi possibili, non ultimo l’uso politico della giustizia, i compagni ora lo votino. Ma tutto questo discorso, che sembrerebbe avere una sua granitica coerenza, viene a cadere nel momento in cui il Letta che pone veti su Berlusconi al Colle è lo stesso che lo attacca se, altrettanto legittimamente, il Cavaliere fa sapere che con Draghi al Quirinale lui uscirebbe dal Governo e bisognerebbe andare al voto. In tal caso dal Pd scatta l’anatema. E si capisce. Se l’ex premier vuole andare al Colle è una minaccia per la democrazia o qualcosa di molto simile, se invece serve ai Dem per restare al governo è un sincero democratico, uno che pensa ai superiori interessi dell’Italia. Infatti, è lo stesso Letta che non ebbe nulla da ridire quando il leader di Fi gli fornì i voti e un po’ di ministri per far nascere il suo Governo. Siamo alle solite: la doppia morale della sinistra, quel suo vedere in chiunque un potenziale utile idiota per i propri fini. Il leader di Fi può piacere o no, ma nessuno può negare che sia stato un protagonista che ha già iscritto a pieno titolo il suo nome nella storia della Repubblica; un leader politico che ha vinto tre volte le elezioni; l’ultimo premier - al contrario di Letta - ad essere andato a Palazzo Chigi sull’onda di un responso popolare. Al punto da costringere il segretario Pd ad annunciare di ritirare i parlamentari dall’Aula per evitare che a qualcuno di loro possa venire la tentazione di votare per il Cavaliere. Dunque i compagni farebbero bene ad andarci cauti prima di sputare sentenze. Anche perché, per quanto si potrà arrabbiare, è possibile che alla fine Berlusconi, convintosi dell’impossibilità di tramutare il sogno del Colle in realtà, si convinca comunque ad avanzare lui un nome. E a quel punto - Draghi o un altro - al Nazareno dovranno prendere atto che il centrodestra ha più grandi elettori del centrosinistra e che, per quanto possa essere urticante per la sinistra, dal loro punto di vista sarà sempre meglio trattare con Berlusconi che con Salvini e la Meloni. Mai nella vita parlamentare si era vista una “campagna elettorale” di quasi due mesi per la presidenza della Repubblica. I pozzi si stanno man mano avvelenando tutti. È necessario che i partiti si diano una mossa per uscire dal pantano, anche perché nel frattempo avanzano problemi che nei prossimi mesi si faranno sentire di brutto; a cominciare da inflazione e caro energia che possono minare quell’oltre 4% del Pil previsto per quest’anno. Del centrodestra sapremo probabilmente qualcosa di più oggi, dal vertice dei leader. Ma il centrosinistra che intende fare? Invece di porre veti ridicoli, Letta spieghi qual è la sua strategia. Se ne ha una.