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Campania Hyde Park? Ora fuori i programmi

Opinionista: 

Hyde Park a Londra è uno dei parchi reali, e non solo reali, più famosi e singolari al mondo. La sua fama risale al ricordo di un aspro scontro, verso la metà dell’800, tra polizia e movimenti sindacati cartisti. Da allora per contrappasso è divenuto simbolo di tolleranza, di libertà di pensiero, tribuna pittoresca per gli “Speakers’corner”, “Angolo degli oratori”, pacifici brontoloni ma spesso anche “cani sciolti e senza mordacchia”, svitati da un soldo bucato, che ambiscono ai traguardi più balzani e insostenibili. Uno spettacolo non dissimile dall’odierno scenario elettorale campano, dove, in vista delle consultazioni regionali di maggio, accanto a nobili ideali proliferano selve di trasformisti, fenomeni di “randagismo” politico, in questi ultimi giorni, anche di furbesche “opzioni” dinastiche su poltrone che contano. Roba da “gabellieri” del film di Troisi e Benigni: “Non ci resta che piangere”. Indimenticabili: “Chi siete? Che portate? E in quanti siete. Un fiorino... Gossip, insinuazioni?”. No, solo amare constatazioni su un marasma diffuso, derivante da “leadership” ingorde, da scie di vecchi partiti personali, potentati locali, che hanno svuotato il ruolo degli organismi consultivi e di garanzia dei partiti, quel poco di buono rimasto, riducendo la base a tappezzeria. È vero che nella cosiddetta Seconda Repubblica, Berlusconi ne ha tracciato il solco; lui, però, ci ha messo soldi e faccia, e ora caduto il trucco, ne sta pagando le conseguenze. Che dire, però, di altri, di quel Pd e dei suoi vecchi e nuovi cespugli, che lo mettevano alla berlina e ora lo hanno superato? È tempo che ciascuno faccia un bell’esame di coscienza, guardando ai bisogni della gente. Nonostante piogge di miliardi il divario tra Nord e Sud resta “tale e quale” a quarant’anni fa; il Sud- Campania capofila - tra il 2008 e il 2013, ha perso il 27% del proprio prodotto per il calo degli investimenti del -53%, più del doppio rispetto al centro Nord. A questo punto, se si vuole essere coerenti con quanto detto negli ultimi anni e di recente sulle regioni da “rifondare”, sulla urgenza della loro bonifica, dopo oggettive degenerazioni clientelari e dissipative, è giunto il tempo per cominciarlo a fare. La “piattaforma” da cui partire - mai come in questa circostanza la più giusta - è il Piano Nazionale per il Sud nell’ambito della più ampia strategia Europa ’20, che si pone come obiettivo una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva. Trovata la quadra delle rispettive liste, sperabilmente con gente seria e affidabile, questo deve essere il tema dominante della sfida “ricostruttiva” della Regione tra Caldoro e De Luca. Se solo una parte delle priorità previste - infrastrutture e bene pubblici, ricerca e innovazione ,istruzioni e competenze - andrà in porto, Napoli e il Sud potranno finalmente contare su un bel futuro tra “Europa e mare aperto”. Basta show, fuori i programmi.