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Campi rom e Terra dei fuochi tra menzogne e ipocrisia

Opinionista: 

Terra dei fuochi e campi rom, due emergenze legate a doppio filo tra loro e che attanagliano la nostra regione. Rispetto a questi delicatissimi temi non soltanto serve una profonda riflessione, ma soprattutto avviare un’azione immediata e sinergica per affrontare criticità che, soprattutto nel corso dell’ultimo decennio, per chiare responsabilità da parte di Palazzo Santa Lucia e un immobilismo senza precedenti, continuano a condannare all’abbandono e al degrado una vasta porzione della Campania. Senza contare che le ripercussioni per chi abita nelle aree a ridosso degli accampamenti abusivi e delle discariche fuorilegge a cielo aperto, sono drammatiche sia in termini di salute sia per la qualità della vita: è pure per questo motivo che nella nostra regione si vive di meno e peggio che nelle altre parti d’Italia. Di recente è tornato sotto i riflettori il campo rom di via Carrafiello a Giugliano, teatro non solo di ripetuti blitz da parte delle forze dell’ordine per l’illegalità diffusa che vi si registra, ma vero e proprio ricettacolo di rifiuti, nonché “deposito” di armi e auto rubate. Un luogo dove quotidianamente vengono violate tutte le regole e si lasciano sopravvivere in condizioni inumane un migliaio di occupanti. Quando poi capita la tragedia come quella della povera bimba di sei anni folgorata inciampando su un cavo elettrico scoperto (di un allaccio completamente abusivo!) si leva il solito, ipocrita, grido di sdegno di una certa politica, sempre la stessa, che, all’improvviso, sembra accorgersi di quello che da sempre è sotto i suoi occhi (chiusi). Del resto, io stesso, insieme al Gruppo consiliare della Lega denunciamo da sempre le bombe sociali ed ecologiche rappresentate dai campi rom e gli effetti tragici di quelli che, per i nostri territori, sono ordigni a tempo. Da parte di De Luca e dei suoi, però, nessuna risposta alle denunce, nessuna calendarizzazione neppure per discutere una proposta di legge che abbiamo presentato in Consiglio regionale da vari anni. Si tratta di un piano che prevede la chiusura dei campi presenti su tutto il territorio della Campania in favore di un percorso di bonifica e di recupero di aree che sono soltanto dei luoghi di degrado e fonte di esclusione e discriminazione. Contestualmente senza ipotizzare strumenti che intacchino iniziative di edilizia popolare (qualora la Regione ci dovesse finalmente metter mano) abbiamo proposto soluzioni abitative di integrazione scolastica e lavorativa alternative agli attuali insediamenti, misure di natura socio-sanitaria, oltre a interventi operativi che favoriscano la sicurezza e prevengano situazioni di illegalità. Invece, con la soluzione in casa, ignorata dai “no” a prescindere e dall’apatia e dall’indifferenza della maggioranza in Regione, il presidente della Giunta, qualche giorno fa, ha avuto persino la sfrontatezza di sostenere che il campo rom di Giugliano sarebbe un problema che deve risolvere il Governo. Quanta ipocrisia, quanto cinico scollamento dalla realtà, ma soprattutto quante menzogne sulla pelle dei campani! Allo stesso modo, costui continua a mentire persino sulla Terra dei fuochi: l’emergenza, secondo questo ineffabile soggetto, sarebbe addirittura scomparsa. Nel frattempo qualche giorno fa divampava l’ennesimo vasto rogo di rifiuti nella zona di via San Francesco a Patria (siamo ancora a Giugliano), sprigionando nell’aria, per chilometri, diossina e altri veleni. Eppure alla Regione, organo specificamente competente pure per la prevenzione, erano arrivate in un anno ben tre sollecitazioni formali a intervenire per la rimozione dei rifiuti ammassati nell’area. Non ha mosso un dito, favorendo un fenomeno chiaramente legato alle ecomafie. La verità è che al di là delle fanfaronate, delle parole e delle promesse del presidente della Campania dalle nostre parti esiste purtroppo un solo argine al malaffare e alla mala politica: l’azione del Governo nazionale, non soltanto attraverso le forze dell’ordine. Dopo anni di immobilismo da parte delle sinistre sono finalmente in campo misure efficaci per la bonifica e il recupero della Terra dei fuochi e per il contrasto di chi attenta ai nostri territori e compie ogni sorta di crimini. La sfida non è semplice sia chiaro e c’è bisogno ancora di tanto lavoro, ma gli effetti della cura dell’Esecutivo nazionale sono già tangibili. In un anno e mezzo, grazie al potenziamento dei controlli, all’aumento delle unità di forze dell’ordine, all’impiego anche di mezzi d’avanguardia per il monitoraggio, si assiste a una notevole diminuzione, rispetto al passato, di roghi tossici e sversamenti abusivi. Inoltre dal Viminale sono in arrivo robusti finanziamenti per rafforzare le attività di prevenzione e contrasto a questi fenomeni, a partire dal milione e mezzo di euro destinati di recente proprio ai Comuni che si trovano nella Terra dei fuochi. È la differenza tra chi agisce per il bene del Nostro Posto ed opera in silenzio e chi non avendo argomenti e non trovando altro modo per nascondere i propri fallimenti, le proprie incapacità e il proprio immobilismo sa solo criticare il lavoro degli altri e offendere. È capitato di nuovo qualche giorno fa: questa volta il presidente della Campania ha preso di mira persino don Maurizio Patriciello, parroco anticamorra, dando l’ennesima triste dimostrazione non solo di arroganza e volgarità, ma pure dell’assoluta gravità e pericolosità delle sue affermazioni. L’opinione pubblica ha tuttavia scelto da che parte stare tra chi quotidianamente agisce realmente per la difesa e il recupero di Caivano e della sua comunità, e riconosce la qualità del piano di rinascita lanciato del Governo, e chi invece resta fermo, fa battute che non fanno più ridere nessuno e pretende di dare lezioni anche su Caivano, una città per la quale ha speso giusto i soldi di un caffè al bar, a favore di telecamere. Succede anche questo nel DeLukistan.