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Capodichino, da irresponsabili le accuse per danno acustico

Opinionista: 

La dialettica Comune di Napoli, Regione Campania e Gesac - Aeroporto Capodichino sulla questione dell’aumento della tassa di imbarco sembra costruita su un paradigma valoriale non corrispondente al preminente interesse generale e all’esercizio responsabile del governo dei territori. L’iniziativa promossa da Confindustria Napoli riaccende la fiamma. L’aeroporto di Capodichino è una innegabile realtà produttiva della regione Campania nonché dell’area vasta meridionale. È una infrastruttura urbana della città di Napoli, realizzata in un’area capace di corrispondere alle esigenze di sicurezza, accessibilità ed efficienza. La strategicità di Capodichino rispetto alle rotte nazionali e internazionali e la sua futuribile possibilità di dialogare fruttuosamente con la cosiddetta risorsa mare ne hanno fatto un asset di rilevante interesse anche economico e di mercato, tanto da attrarre un fondo che oggi ne gestisce, con una quota quasi totalitaria in Gesac, le attività e ne programma lo sviluppo. La visione del futuro di questa importante infrastruttura è tutta organizzata dentro i parametri della sostenibilità socio-economico-ambientale. “F2i è un investitore di lungo periodo con un forte orientamento all’investimento responsabile e sostenibile e con un focus particolare sugli aspetti Esg (Environmental, Social e Governance) ed è firmatario dei Principi per l’investimento responsabile delle Nazioni Unite”. Quindi opera indiscutibilmente in linea con gli appuntamenti dell’Agenda 2030 e oltre. L’inevitabile conflitto tra l’orizzonte di sviluppo e crescita che la gestione dell’aeroporto prospetta e l’impatto sul territorio si risolve applicando severamente la regola del minor impatto possibile. Ma bisogna essere consapevoli che non c’è luogo in cui o modo con il quale lo sviluppo non porti con se qualche disagio, almeno nella fase di gestazione. Ora pensare di mettere in discussione un aeroporto per danno acustico è da irresponsabili. C’è sicuramente anche una questione nobile e più che comprensibile di conti. Il Comune deve fronteggiare il debito e ha necessità di fare cassa, imponendo un aumento della tassa di imbarco e la società deve spingere al massimo sulla competitività per far “decollare” l‘aeroporto di Napoli Legittimo è l’aumento della tassa di imbarco di altri due euro, perché frutto di una previsione contenuta nel Patto per Napoli. Direi, però, miope sul piano della visione politica, perché portare tale tassa a un livello tra i più alti in Italia, in una fase di espansione della infrastruttura aeroportuale rischia di avere un impatto deprimente sulla domanda e sul flusso passeggeri. Comprensibile la esigenza di ripianare il debito di 5 milioni ereditato dal sindaco Manfredi, ma auspicabile è che per esso non si debbano sacrificare tutte le possibilità di crescita del territorio. Perché non si può porre in dubbio che l’aeroporto, proprio per la sua ubicazione, produce un afflusso importante anche sulla città, alimentando un significativo impatto economico. Ci sono dunque tasse indirette che comunque arrivano nelle casse comunali. È tutta una questione di pianificazione. Stiamo diventando una realtà fondamentale nel traffico aereo. Ci siamo oramai definiti centrali nelle tratte con le isole e possiamo pensare di guardare a questa grande porta come un’occasione per fare quello che da troppo tempo si annuncia e mai si realizza. Far diventare Napoli e la Campania l’antenna del Mediterraneo nonché snodo delle grandi direttrici economico-commerciali. Quel che c’è da affinare è il meccanismo di collaborazione tra privato e pubblico che si realizza a Capodichino. Il conflitto è tra regole della iniziativa privata e tempi e rigidità dell’azione pubblica. Questo disallineamento non aiuta. Arrivare in Tribunale non produce economia. Anzi. Se il Comune decidesse di accedere alla proposta di proroga formulata dalla Gesac, questa vicenda, potrebbe rivelarsi anche una best practice di gestione pubblico-privato, dove le parti strategicamente condividono di mantenere la posizione in attesa che arrivi il piano regionale e che decolli anche Grazzanise.