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C’era una volta la destra che adesso non c’è più

Opinionista: 

Se Atene piange, Sparta non ride. Non si può non ripetere l’antico proverbio nel constatare le disastrose condizioni nelle quali versano la destra e la sinistra, travolte da un insolito comune destino che fa impallidire il ricordo delle loro antiche glorie politiche e da una parallela perdita d’identità. Accendiamo i riflettori, oggi, sulla destra per chiederci chi ne siano i rappresentanti, quali ne siano gli obiettivi e quali le prospettive. Se proviamo ad indagare, anche superficialmente, nella biografia e nell’indole della destra italiana non possiamo non individuarne i connotati nell’esaltazione di valori come la legalità, il senso dello Stato e dell’ordine, la meritocrazia, l’attaccamento alle tradizioni, il patriottismo, la difesa del libero mercato. Il tutto collocato in un contesto saldamente europeista. Questa è sempre stata, storicamente, la destra. Viene da chiedersi, allora, se questi siano i valori nei quali oggi si riconosce quella che, nell’immaginario collettivo e nella enunciazione giornalistica viene identificata come la destra. O se non si sia compiuta una sorta di rivoluzione copernicana, un’autentica mutazione genetica in virtù della quale questa che siamo abituati a chiamare destra non ha con la destra tradizionale alcun lineamento comune. Francamente, se dobbiamo esprimere il nostro personale convincimento, è per questa seconda ipotesi che siamo portati a propendere. La destra, in realtà, in Italia non c’è più. Quella che viene contrabbandata come destra è un coacervo di pulsioni diverse, spesso tra loro contrastanti, di ambizioni represse, di mire disomogenee. Le forze che confusamente si accalcano in questo contenitore, non hanno, tra loro, alcun cemento ideologico. L’unico elemento che sembra giustificare la loro comune convivenza. è l’ansia di una conquista del potere che non è dettata dalla volontà di proporre un modello alternativo a quello della sinistra, ma si ispira ad un antico detto – “levati di lì, ci vo’ star io” – che sembra essere l’unico cemento che tiene insieme forze che, in realtà, non hanno altri motivi che giustifichino il loro stare insieme. Sulle ragioni che hanno determinato questo progressivo sfaldamento della destra si potrebbe scrivere un saggio e certamente l’indagine non può essere compiutamente affidata ad un articolo di giornale. Proveremo ad abbozzarne qualcuna, nella consapevolezza che andrebbe compiuta un’analisi più approfondita. Certamente non ha giovato alla destra il “ventennio” berlusconiano. L’ex cavaliere ha sì portato al potere una destra che per anni era stata emarginata e relegata ai margini della vita politica, ma le ha tolto l’anima. Senza contare che qualificare “di destra” il “fenomeno Berlusconi” ci sembra assolutamente azzardato. Quello di Berlusconi è un “fenomeno autobiografico”, che non lascia eredità di valore politico, tant’è che la sua fine è coincisa con l’oscuramento di quella che, con superficialità, veniva qualificata come destra. Una seconda causa del decadimento è indiscutibilmente da individuare nella qualità degli uomini che l’hanno guidata. Inutile fare nomi. Ma basta scorrere l’elenco dei leader di un passato neppure troppo lontano e confrontarlo con quello dei leader attuali…. Non a caso il vecchio Pietro Nenni era solito ripetere che “la politica cammina sulle gambe degli uomini”. Una terza ragione della crisi potrebbe essere individuata nella sempre più difficile composizione del conflitto tra un’anima tendenzialmente moderata ed una di orientamento radicale. Tenerle insieme è impresa praticamente impossibile, come fu, del resto, impossibile, in passato, tenere insieme due leader di spessore ovviamente di gran lunga superiore a quello dei leader attuali, come Giovanni Malagodi e Giorgio Almirante. Quelle che abbiamo indicato sono soltanto alcune delle ragioni che possono contribuire a spiegare il perché del decadimento (o dovremmo dire della scomparsa?) della destra. Ma ci piacerebbe che i nostri politologi si esercitassero nell’approfondimento di queste ragioni perché, indipendentemente dalla collocazione di ciascuno, la presenza di una destra seria è comunque elemento di mantenimento di un equilibrio.