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È colpa del “nuovo” se il vecchio avanza

Opinionista: 

Tra le tante stravaganti del Futurismo, il Movimento che, con il suo famoso Manifesto, nel febbraio del 2009, sconvolse e minò secolari meccanismi ispirativi e estetici, molto interesse suscitò il cosiddetto “Teatro delle sorprese”. Il cui fondamentale obiettivo puntava tutto sulla imprevedibilità del canovaccio, lo stupore, la dissociazione. Per rendersi conto di ciò che fecero di rivoluzionario rispetto a un passato ostile a rotture e mutamenti, ci fu il ribaltamento di ogni ruolo. L’attore diventava all’improvviso spettatore, questi, a sua volta, attore e il suggeritore si trasformava in “dimenticatore”: insomma venivano infrante o modificate regole e canovacci, senza preavviso. Chi vi assisteva, finiva per provare un senso di piacevole disorientamento in mezzo a follie di varia natura come andava a genio, in quella circostanza, a attori, registri, agli stessi spettatori. Ora nel ribadire la nostra ammirazione per questo Movimento, cui, nell’arco di un secolo, hanno attinto e tuttora attingono pensatori e artisti e che vivacizzò ribalte spente, oggi si può dire che, in politica, la migliore parodia del teatro futurista la sta recitando il Movimento Cinquestelle. Se però, nel teatro, tutto questo contribuisce a un vitale arricchimento culturale, in politica tale teatrino si è ridotto a uno sconfortante, continuo tradimento di precise promesse, declamate con enfasi nelle piazze d’Italia. Addirittura con l’invito finale alle folli di inviare un forte corale “vaffa” contro tutti i nemici, in particolare quelli del Pd. Purtroppo un discorso è dire certe cose, altro è farle. Di tale mancata coerenza o consequenziarità, i Grillini sono ormai, per chiara fama, imbattibili fuoriclasse alla faccia dei loro proclami o editti. Avevano detto in piazza “mai più Euro”, poi, nel Palazzo, si sono convertiti a un gigantesco “sì”; avevano dato a ogni vaccino l’ostracismo in piazza per poi approvarli nel Palazzo; avevano giurato in piazza un no secco alla Tav per dire poi un sì a rate; avevano detto no deciso alla lottizzazione male storico della Prima Repubblica ora invece fanno i salti mortali per assicurarsi poltrone per sé e qualche congiunto; dissero che i vertici erano liturgie del passato e da che, nel passato, se ne tenevano due o tre l’anno, con i Cinquestelle e il loro premier “contrattista” siamo a due o tre vertici in un solo giorno. Ma si potrebbe continuare all’infinito sugli scivoli dei paradossi, come lo scandaloso accordo di governo con il Pd, fino a qualche giorno prima, bersaglio di raffiche di “vaffa”. In questi giorni stanno accadendo molte cose singolari: con la parabola discendente del M5S, meglio chiamarlo ormai “Scioglimento 5S - da presunto salvatore del Paese in realtà a disastro - c’è il vecchio che avanza, tra sinistra Dc e ex andreottiani, imbarcati dalla portaerei “De Luca” per le elezioni regionali di settembre. Noi non abbiamo mai lesinato una sola critica alla sinistra Dc e agli ex andreottiani, che, nella storia della nostra Repubblica e soprattutto di quella riguardante il capitolo del debito pubblico portano grosse responsabilità. Sono passati tanti anni e hanno avuto il tempo per riflettere, emendarsi da remoti errori. Per concludere: questo nuovo, che prometteva mare e monti, in realtà è un “continuo flop” non merita altro che di essere combattuto. È colpa sua, del suo pessimo governo, se il vecchio sta tornando. E poi? Se il Pd ha imbarcato i suoi nemici grillini, perché non può farlo il Governatore con i vecchi amici, di grande spessore?