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Contro i terroristi la strategia italiana per l’Africa è decisiva

Opinionista: 

All’inizio era solo un gioco politico. Ora è diventato molto, molto pericoloso. Perché di mezzo c’è un rischio terrorismo sempre più elevato. A Bruxelles, dove ieri è iniziato un Consiglio europeo tutto condizionato dalla crisi mediorientale, resta ancora bloccata l’applicazione del memorandum con la Tunisia. Ormai siamo a un vero e proprio ostruzionismo. Non un euro è stato versato dei soldi promessi dall’Unione europea a Tunisi in base al memorandum firmato il 16 luglio scorso in cambio di una più incisiva azione per bloccare le partenze illegali dei migranti. Azione diventata ancora più necessaria dopo l’esplosione della guerra tra Israele e Hamas e il conseguente aumento del rischio d’infiltrazioni terroristiche in Europa. Mentre l’Italia continua a tenere aperto il dialogo con il Paese nordafricano, la sinistra di casa nostra e quella europea motivano la loro opposizione all’intesa con il mancato rispetto dei diritti umani. Si tratta di argomentazioni che servono solo a mettere in difficoltà Roma, senza migliorare di un millimetro la situazione di chi in Africa subisce la negazione dei più elementari diritti. È una posizione miope e pericolosa, in quanto la questione migranti più della metà di quelli che arrivano in Italia partono dalla Tunisia si incrocia con l’aumento del rischio terrorismo connesso alla guerra in Medio Oriente. Le piazze tunisine sono in pieno tumulto, con migliaia di persone scese in piazza in questi giorni ad inneggiare alla causa palestinese, che da quelle parti (e non solo) vuol dire sostegno ad Hamas. Soprattutto, non va dimenticato che la Tunisia è il Paese africano che ha esportato il più alto numero di foreign fighters tra i Paesi del Maghreb: centinaia di giovani sono partiti per Iraq, Libia, Siria e Mali, affiliandosi a varie organizzazioni terroristiche islamiche. Tunisino era l’attentatore che ha colpito a Bruxelles il 16 ottobre scorso, arrivato in precedenza a Lampedusa con un barcone. E tunisino è anche uno degli ultimi espulsi dall’Italia perché rappresentava una seria minaccia per la sicurezza nazionale, vista la sua radicalizzazione islamista. Possibile che tutto ciò a Bruxelles non dica nulla? Per dei potenziali terroristi il modo migliore per entrare in Europa è arrivare con i barconi sulle coste italiane, confondendosi con decine di migliaia di migranti e rendendo così più difficile l’azione per bloccarli. Dunque dovrebbe essere interesse dell’Europa intera evitare che la Tunisia vada definitivamente fuori controllo, col conseguente rischio che tra i disperati s’infiltrino altri jihadisti pronti a seminare morte. È già accaduto, eppure soltanto parlarne desta scandalo. È evidente che c’è un ostracismo ideologico da parte di alcuni partiti e leader europei che vogliono probabilmente mettere in difficoltà il Governo italiano, ben sapendo che una nuova strategia per l’Africa e il Mediterraneo allargato è la grande scommessa della Meloni in politica estera. Ma alla luce del rischio mortale di attentati, aumentato esponenzialmente con il deflagrare del conflitto armato in Medio Oriente, non si tratta più di una questione meramente politica, bensì di sicurezza nazionale. Le sinistre che si oppongono alla realizzazione dell’accordo con Tunisi si stanno assumendo una grave responsabilità. Contro quell’intesa la segretaria del Pd, Elly Schlein, si è impegnata con tutta la sua visione massimalista: «Il memorandum Ue-Tunisia è l’ennesimo tentativo di esternalizzare il controllo delle frontiere senza tenere conto del rispetto della democrazia e dei diritti umani», ha tuonato. È la posizione di chi vuole l’accoglienza di tutti, ma non ha il coraggio di dirlo e si nasconde dietro la foglia di fico del problema dei diritti umani, irrisolvibile nel breve periodo. La posizione della leader dem, infatti, non è solo velleitaria, ma molto rischiosa: se venisse applicata porterebbe a non fare accordi di alcun tipo con nessuno Stato africano. Lasciando campo libero a migranti e terroristi.