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Contro l’odio occorre un movimento d’opinione

Opinionista: 

Cari amici lettori, un mio caro amico, Franco Fronzoni, mi ha chiesto di affrontare in maniera radicale il problema della libertà di espressione. Voi sapete che io sono sensibile a quest’argomento da sempre e molto sensibile da quando sono stato oggetto di una stupida e immotivata censura da parte di Facebook, che ha bloccato la condivisione delle risposte da me date alle domande su Quora. Ho già ricordato, nel mio ultimo pezzo dello scorso anno, l’articolo ventuno della Costituzione. Esso proclama, al primo comma, che “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”. L’ultimo comma dello stesso articolo pone un solo preciso limite a questa libertà, vietando le “manifestazioni contrarie al buon costume”. Quest’ultima norma non è stata modificata. Per farlo, sarebbe stato necessario un lungo iter parlamentare, con la doppia approvazione da ciascuno dei due rami del Parlamento. Esiste però una scorciatoia. Come insegnò Dante nel XVI canto del Purgatorio, “Le leggi son, ma chi pon mano ad esse ?”. Principio questo, che l’Azzecca-garbugli di Manzoni ribadisce a proposito delle “gride”: esse valgono o non valgono a seconda di chi le voglia far valere e chi debba subirle. Venendo ai giorni nostri, l’egemonia culturale della sinistra, fondata sulla presuntuosa arroganza e sul possesso dei principali mezzi di comunicazione, ha cancellato il “buon costume” e sostituito ad esso il “politicamente corretto”. Accade così che si possano impunemente offendere i simboli della religione cristiana e di ogni altro culto, eccezion fatta per l’islam (in quel caso, non è questione di morale ma di paura), che si possano cancellare i sessi voluti da Dio per arrivare all’insegnamento obbligatorio del “gender”, che si possa violentare ogni forma di pudore ma che, al contrario, si ritengano perseguibili in ogni maniera le manifestazioni di omofobia, islamofobia, populismo, sovranismo e ogni altro pensiero che contrasti con i nuovi vangeli scritti su carta rossa. Il delitto peggiore è, oggi, dire la verità. Prendete ad esempio il genocidio. Quello nazista a danno degli ebrei è condannabile e guai, anzi, a volerlo ridimensionare: s’incorrerebbe nel crimine atroce di negazionismo. Sulle vittime di Stalin e di Mao, sulle violenze degli “Alleati” in danno dei prigionieri italiani, sulle foibe, sulle vittime delle stragi postbelliche consumate dai “partigiani” comunisti è meglio tacere perché non sono compatibili con il pensiero unico. Il genocidio armeno deve restare sotto silenzio perché Erdogan è un amico del giaguaro, quello degli indiani d’America per non offendere i padroni d’oltreoceano, quello di ebrei e cristiani per opera degli islamici per vari motivi, molti dei quali inconfessabili. Prendete ad esempio un autorevole giornalista “politicamente corretto” come Mieli, che ci impartisce quotidiane lezioni in TV: apprese del genocidio istriano, a suo dire, nel 1970, e per cinquant’anni ne ha taciuto. C’è bisogno di commenti? E poi, l’odio. A sinistra hanno addirittura inventato, in combutta con Soros e i Benetton, un movimento contro l’odio. Peccato che essi vedano l’odio dove esso non c’è e preferiscano minacciare e insultare Salvini, la Meloni e chiunque non sia dalla loro parte, ivi compresi i morti. Già che ai Benetton ha fatto capo, fino pochi giorni fa, quel fotografo, innalzato a opinion master, che dopo aver prodotto varie pubblicità contrarie al buon costume, ha vilipeso le vittime del ponte Morandi. Io sono abbastanza certo che l’odio non alberghi negli uomini e nelle donne di destra e, specialmente, nei cristiani praticanti, i quali credono in un Dio che è Amore. Ma, come ebbe a dire il papa regnante, io prenderò a pugni chi offende mia madre. Ovvio, quindi, che a un certo punto si risponda all’insulto con l’insulto, alla violenza con la violenza. È già successo, cento anni fa. Non deve ripetersi. Diventa indispensabile e urgente, allora, ripristinare la libertà sancita dalla costituzione, che non può restare a senso unico. Indispensabile e urgente, di conseguenza, imporre nuovamente un linguaggio corretto. Basta con le trasmissioni televisive in cui alcuni cercano di zittire altri interrompendo e gridando fino a coprire la voce di chi non è d’accordo con loro. Basta con gli insulti sul social: chi non è d’accordo ignori il post, non sputi commenti velenosi. Come fare? Occorre un movimento d’opinione che sia “veramente” contrario all’odio, alla prepotenza, al turpiloquio (non come le sardine, che tentano di impedire comizi e bancarelle dei leghisti). Questo è un appello, chi è d’accordo si faccia avanti: si colleghi all’amico Fronzoni, che è presente su Facebook, scriva a questo giornale, condivida e diffonda l’appello nella maniera che ritiene più idonea. Facciamo, ognuno nel suo piccolo, qualcosa per cambiare, per respingere questa marea di veleno e riportare all’asciutto il libero pensiero pulito, non politicamente corretto ma conforme al buon costume.