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A cosa serve (davvero) lo stato d’emergenza

Opinionista: 

Ma dai. Smettete di raccontare balle. Come dite? Il prolungamento dello stato d’emergenza un golpe? Un mezzo per impedire il voto politico anticipato in autunno? Un sotterfugio per rinviare le elezioni regionali? Nientedimeno. Questo campionario di fesserie, generosamente offerto da chi è contrario al prolungamento dello stato d’emergenza Covid che il Governo è intenzionato a varare, basta e avanza per dire in quale stato confusionale si trovi l’opposizione. La prosecuzione dello stato d’eccezione serve a Conte per un altro motivo: è il primo passo verso la richiesta del Mes che il premier si appresta a far trangugiare ai Cinque Stelle in autunno. Punto. A questo serve. Prolungando lo stato d’emergenza, di fatto il Governo comunica il rischio che una seconda ondata del virus o un diffondersi di focolai gravi può palesarsi in qualsiasi momento. Insomma, mettendo le mani avanti, Conte spera di creare le precondizioni per la richiesta del Mes, il prestito europeo per le spese sanitarie. La strategia è semplice: l’Esecutivo si prepara ad amplificare qualsiasi segnale epidemiologico anomalo che dovesse giungere dal territorio. Creato il caso, il resto lo farebbe il terrorizzante cortocircuito mediatico-virologico-governativo già sperimentato nei mesi del lockdown. E allora, di fronte anche al solo pericolo che i segnali si trasformino in qualcosa di più serio, alzi la mano chi potrà dirsi contrario a investimenti sanitari d’emergenza per evitare nuovi drammi come quelli vissuti nei mesi scorsi al Nord. Col rischio che magari stavolta si estendano anche al Sud. Ora, siccome in cassa non c’è un euro e sarà difficile fare altri debiti (il prossimo scostamento di bilancio sarà probabilmente l’ultimo), la strada del Mes diventerà obbligata. Dove li trovi 37 miliardi a tasso quasi zero da investire nella sanità? Fondi d’emergenza in stato d’emergenza. Ovvio, no? Sempre che la Merkel continui a guardarci benevolmente. Sì, perché mentre noi continuiamo a chiedere a Bruxelles denari a fondo perduto, abbiamo deciso di dare una paccata di miliardi ai Benetton, statalizzando Autostrade con i soldi dei contribuenti. Beh, qualcuno nell’Ue potrebbe pure chiedercelo: i quattrini per far contenti i grillini ci sono, ma per le vostre imprese no? Sia come sia, per durare ancora “Giuseppi” di quei denari ha bisogno. E dopo la vittoria su Autostrade i grillini dovranno cedere. Il Mes consentirà così a Conte di arrivare a gennaio 2021 con qualcosa in tasca ancora da spendere. Anche perché il Btp Futura, il titolo di Stato anti-crisi che risparmiatori e famiglie avrebbero dovuto sottoscrivere in massa, è stato un flop. Avvertite i cultori del «facciamo da soli». Il Mes sarà per il premier un prestito ponte per prolungargli la permanenza a palazzo Chigi fino a fine anno. Poi, a gennaio 2021, arriverà la prima rata europea (si spera) degli aiuti del Recovery Fund per tirare al 2 luglio, quando inizierà il semestre bianco. A quel punto, il voto Salvini e la Meloni non lo vedranno più manco dal binocolo. Insomma, il prolungamento dello stato d’emergenza è solo l’ennesima arma di ricatto nella maggioranza. Punto. Altro che Costituzione in pericolo. Altro che carri armati in arrivo e “tintinnar di sciabole”. Quelle tintinnano solo nel cervello rintronato di un’opposizione che continua a urlare e-lezio-ni, e-le-zio-ni, manco fossimo allo stadio prima del Covid. Rafforzando in tal modo proprio Conte. Nel frattempo le imprese continueranno a non investire, i disoccupati ad aumentare e la produzione a languire. Al cospetto di cotanta insipienza, ci soccorre un celebre aforisma di Gesualdo Bufalino: «Vi sono esseri sfortunati, la cui unica ambizione è, per tutta la vita, di perfezionare il disastro». Stabilito che gli esseri in questione tutto sono tranne che sfortunati, resta solo una domanda: il disastro chi lo paga?