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Covid, in Calabria la variante Gigino

Opinionista: 

Fino a due anni fa nessuno sapeva cosa facesse di mestiere il biologo o l'infettivologo. Poi è arrivata l'epidemia. Fino a due mesi fa Joe Biden era uno sconosciuto, adesso anche il tassista parla di impeachment necessario nei confronti di Trump. Da ragazzi il vaccino per noi era la bolla che ci facevano sul braccio, ora sappiamo anche l'affidabilità e la percentuale di successo delle fiale anticovid che producono in Russia e a Cuba. Fino a dicembre la matematica era un'opinione e ora siamo tutti ad analizzare e dare voti al programma economico di Draghi. Che piace a tutti. Perchè la nostra caratteristica è di essere camaleontici e di fiutare per tempo in quale direzione soffia il vento. Per stare sul pezzo, sulla notizia. Quello stesso vento e quella stessa capacità camaleontica che ci ha fatto svegliare in queste notti di febbraio alle 4 del mattino per seguire le irrinunciabili gare dell'America's Cup perché è nota la nostra passione per la vela. E ad ogni strambata di Luna rossa ci siamo guardati compiaciuti stravaccati sul divano con gli altri lupi di mare assonnati esclamando "Hai visto che cazzata?". Ora, se voi non sapete cosa sia una strambata o cazzare una randa non potrete mai aspirare ad essere compagni di parrocchia di Zingaretti e Di Maio, supporter di Draghi da tempi non sospetti. Chi invece ha compreso da tempo che dalle parti di via Partenope soffia un vento assai poco propizio per lui è Luigi de Magistris, sindaco in scadenza di Napoli che ha deciso di andare ad arricchire lo sventurato popolo calabrese candidandosi a presidente della Regione Calabria. A noi napoletani, spossati da un decennio che non sarà rimpianto da nessuno, ci andrà di lusso, e forse riusciremo a dimenticare i festival della pizza e del baccalà a via Caracciolo. Ma se saranno inseguiti dalla malasorte i calabresi ripiomberanno stabilmente in zona arancione (il colore della bandana del guerrigliero Che Giggino) e c'è il rischio concreto che nei prossimi mesi assisteranno ad un ininterrotto festival della 'nduja, da Scalea a Pizzo calabro. E intanto prosegue l'altalena si chiude - si apre e c'è la sensazione che ancora non si è compresa la strategia e le regole da seguire. E questo giornale ha titolato lunedì scorso “Così non ne usciamo più”. E siamo forse destinati ad essere sempre più maschere pirandelliane senza volto, con una pandemia che dimostra quotidianamente la propria tenace perseveranza. È una asocialità e una mancanza di libertà a cui ci stiamo uniformando silenziosamente. Dobbiamo pianificare tutto e prenotare la nostra vita. Anche i gesti più banali, quotidiani, quelli che rappresentavano il sale della nostra vita dimenticata. Che non ci appartiene più come andare in banca. Avete presente lo sketch di Brignano? Va a prelevare i soldi per comprare un frigo, ma l'impiegato non glieli vuol dare e lo convince che quei soldi è meglio che restino lì, al sicuro e al riparo da spese superflue. Adesso c'è il Covid e prima di entrare in agenzia dovete innanzitutto convincerli a farvi entrare. Parlate (cioè digitate) con un call center che vuole sapere cosa andate a fare in banca. Alla fine vi dà un appuntamento tra 15 giorni. E dopo 15 giorni vi presentate lì e vi sentite come un bandito che spera di fare il colpo della vita e di riuscire a mettere le mani sui vostri soldi. Ma l'impiegata guarda perplessa/severa e chiede a cosa servono quei soldi. Non è prevista l'opzione "fatti miei" che sarebbe la più aderente e la risposta è un generico "Spese personali". "Impossibile. Lei può prelevare soltanto 500 euro". "Ma i soldi sono miei". L'impiegata si guarda intorno sospettosa e poi concede "Lei ha ragione, ma è come il cane che si morde la coda". "Ma il padrone non se la morde mai la coda?", viene da chiedere in un impeto da ex rivoluzionario sessantottino. L'impiegata sorride. E aspetta il 27 del mese e lo scivolo pensionistico. Nella guardiola intanto il vigilante amoreggia al cellulare. All'uscita c'è il fiume delle mascherine pirandelliane. È ancora inverno, ma nell'aria c'è un lontano odore di '68, quello che profumava la nostra giovinezza e i nostri giorni di primavera.