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Covid, occorre evitare sterili contrapposizioni

Opinionista: 

Il dibattito nazionale attualmente si svolge tra chi spinge per la riapertura delle attività, come Salvini, sulla base dell’abbassamento dell’indice di contagiosità, malgrado la mortalità continui ad essere elevata tanto da porci al primo posto nell’Unione europea. Dall’altra parte chi frena sulla riapertura lo fa sulla base della considerazione che bisogna seguire e rispettare i dati della curva epidemica fino a quando i decessi diminuiranno in modo sostanziale. Ma ciò potrà avvenire quando si raggiungerà una percentuale di vaccinazioni in grado di rallentare il contagio. L’Europa, dal canto suo, si trova ancora in difficoltà di approvvigionamento di vaccini per cui necessariamente bisogna essere prudenti ed operare delle scelte sia su dati epidemiologici che sulle necessità economiche indispensabili per sostenere e far ripartire il paese. Nel frattempo un altro farmaco - quello di Johnson & Johnson - viene sospeso in America per sospetti di coagulopatia. Si tratta dell’altro vaccino sui cui aveva puntato l’Europa e quindi si profila un atro rallentamento delle possibilità di vaccinazione. Peraltro è sotto gli occhi di tutti l’esperienza della Sardegna che da zona “bianca” con indice di contagio molto basso, in pochi giorni con l’azzeramento delle misure precauzionali è passata rapidamente in zona “rossa” con aumento esponenziale dell’infezione. In questo scenario preoccupante di cui non si intravede una via d’uscita irrompe il presidente Vincenzo De Luca in modo al quanto irruento in contrapposizione alle linee indicate dal governo. In particolare dichiara di essere contrario ai criteri di somministrazione del vaccino per fasce di età ma di voler dare precedenza ai settori economici. Quindi dopo aver vaccinato gli ultra ottantenni e i fragili, si continuerà con la vaccinazione dei settori economici. Inoltre punta anche a rendere le isole Covid free. L’analisi della situazione attuale ci dimostra che la mortalità è principalmente a carico dei soggetti tra i 60/70 anni a prescindere dagli ultra ottantenni. Che la mortalità a livello nazionale è ancora attesta tra 350/400 al giorno. Che in Campania l’indice di contagiosità è intorno al 10,63% in crescita e circa il doppio rispetto a quello nazionale. Non sarebbe più utile rivedere cosa non sta funzionando in Campania? Bastino a tale proposito alcuni esempi. Il lockdown attuato negli ultimi mesi è stato gestito in modo inappropriato senza confinamento dei cittadini in casa, anzi con grande e numerose affollamenti nelle zone costiere e nei quartieri collinari. Sul piano strettamente organizzativo il piano vaccinale non è stato rispettato in pieno sia per le lunghe file in attesa per l’imitati siti identificati quanto sul controllo dei “furbetti del vaccino”. Inutili i vaccini per i professori che utilizzavano la didattica a distanza perché le scuole erano chiuse. Forse sarebbe più utile organizzare un minimo di medicina territoriale utilizzando anche i medici di base così da non affollare gli ospedali con maggiore incremento della diffusione virale. Questo non è, a mio avviso, un momento di contrapposizione. Al contrario, bisogna cercare una sinergia tra i vari livelli istituzionali per trovare la più giusta soluzione ad un problema che già ha dato un’eccessiva mortalità. Soltanto così si eviteranno danni ancora più gravi alla salute e dei cittadini e all’economia della regione.

*Professore Ordinario di Chirurgia generale