Accessibilità:
-A A +A
Print Friendly, PDF & Email

Criminali le baby gang ma ancor più i genitori

Opinionista: 

I politici, anche se non generalizzando, si vantano quasi sempre di “guardare lontano” oppure di “volare alto” e, così, non vedono quello che hanno sotto gli occhi e tutt’intorno a sé. Negli istituti scolastici i corpi docenti, a loro volta, si preoccupano delle “future generazioni” che saranno - proclamato con retorica enfasi- la “nuova classe dirigente” e non s’accorgono di quanta carica deviante (sempre che le aule consentano la “didattica in presenza”), è seduta tra i banchi. Quando “il futuro” diventa un comodo e astuto alibi per non affrontare responsabilmente la sfida della rovinosa attualità e con lei fare adeguatamente i conti, la prospettiva più immediata è un immancabile scatafascio che travolge tutti ma, con particolare durezza, proprio i giovani fin dai primi anni di vita.

*** UNA GIORNATA PARTICOLARE. Ecco come l’ha raccontata una persona che l’ha vissuta. Gennaro Esposito, nome che naturalmente lo fa sentire più “dentro” il popoloso quartiere in cui vive da pensionato (lungo servizio all’Ufficio anagrafe di piazza Dante), profitta del tiepido sole per camminare un po’, col solito sguardo indagatore, senza allontanarsi troppo dalla sua abitazione. Prima cosa, però, è il rituale segno di croce davanti alla chiesa della Vergine Madre. Mentre sosta, il suo orecchio è attratto dalla voce che viene dall’altare che lui, pur in lontananza, riesce anche a vedere quasi bene. E’ il giovane parroco che, nell’omelia, cita passi del Vangelo. In particolare quelli che esortano a non fingere di non sapere e non vedere quello che di male gira sotto gli occhi di ciascuno e proprio dove il livello di vita è più basso che altrove. ”Questo perché, spiega il sacerdote fresco di voti, viviamo nell’indifferenza e non partecipiamo alla vita della comunità. Pensiamo sempre che i problemi non sono di noi tutti e che gli altri ci debbono pensare. Gesù, invece, insegna che tutto può migliorare se ci armiamo di volontà e diamo buoni esempi”.

*** DALLA POLITICA ALLA SCUOLA. Prima di riprendere a camminare, Gennaro Esposito sente che il giovane sacerdote allude alla politica e alla scuola come le sedi da cui può nascere il rinnovamento della società, delle famiglie e dei giovani. Ci pensa e si chiede: ma per come stanno le cose, che può fare uno come me? All’improvviso un lampo: non una, ma due cose, può fare. Aveva sentito un politico lodarsi perché sa guardare alto e lontano….Già, ma “alto e lontano” non significano niente. E’ vicino, molto vicino, che bisogna saper guardare. Idea folgorante. Gennaro Esposito aveva riscosso, nello stesso giorno, pensione di dicembre e tredicesima. Fa un chilometro di strada e va dall’0ttico che conosce bene. ”Commendatore, dice con tono deciso al proprietario, fatemi una cortesia. Qui ho l’elenco di tutti i consiglieri regionali. Preparate per loro, a mie spese e come mio omaggio personale, tante lenti buone solo per vedere da vicino e quello che si ha tutt’intorno. Così capiranno di cosa debbono occuparsi e non perderanno tempo a guardare ipocritamente alto e lontano…. ”.

*** SECONDA TAPPA. Prima di rientrare a casa, Gennaro Esposito si ferma davanti all’imponente Ufficio Scolastico. Pensa alle ricorrenti rapine, finite in scontri a sangue, che continuano a spezzare la vita di molti giovani qualificati “delinquenti in erba”. C’è, in corridoi e aule, un movimento convulso di ragazzi e insegnanti. Il volenteroso pensionato chiede di parlare con il Direttore Generale. Con pazienza aspetta il suo turno. Quando è chiamato a farsi avanti, non perde tempo e spiega: ”Signor Direttore, sento sempre dire che la scuola ce la mette tutta per preparare le nuove generazioni, ma che non ce la fa: i ragazzi sfuggono ai richiami, i docenti sono sfiduciati, i genitori si disinteressano quasi tutti e poi incolpano voi se aumentano le baby gang che finiscono in tragedia…..Perchè non provate a tenere una scuola serale per padri e madri in modo da richiamarli ai loro doveri genitoriali?”. Una breve pausa e il Direttore generale, con tono fra curiosità e stupore. ”Dice bene, lei, anche per la scuola serale. Ma lo sa che, qui, non abbiamo nemmeno gli occhi per piangere…? Gennaro Esposito si sente il sangue gelare. Senza pensarci su, tira fuori il portamonete e lo svuota di quanto era rimasto dopo gli occhiali per “favorire” la miopia dei politici. ”Perdonatemi”, dice mortificato al Direttore. ”Di più non posso dare”.