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Da Roma all’Italia il passo è breve

Opinionista: 

Mancano molti mesi ancora alla elezione del nuovo sindaco di Roma, ma i partiti sono già in fermento per una competizione che ogni giorno di più va assumendo una dimensione non localistica, destinata a delineare diversi e forse nuovi equilibri politici. A rimarcarne l'importanza, infatti, non è soltanto il fatto che Roma è la capitale d'Italia ("Capitale infetta, Nazione infetta" recitava tempo fa il titolo di un settimanale a larga tiratura), ma il fatto che le alleanze e gli equilibri che potranno determinarsi a Roma incideranno, molto probabilmente, sulle alleanze e gli equilibri nazionali. Al momento, a scendere in campo, mettendoci, come si suol dire la faccia, sono stati unicamente la sindaca uscente Virginia Raggi e Carlo Calenda, parlamentare europeo e leader di "Azione", movimento politico nato da una delle tante scissioni del Pd. Altri candidati dei quali pure si fa il nome sono Antonio Tajani e Giorgia Meloni per il centrodestra e Paolo Gentiloni per il centrosinistra che stentano, però, a farsi avanti, bloccati da un duplice timore: quello di subire una sconfitta che, inevitabilmente, ridimensionerebbe la loro immagine, e quello di non riuscire a coagulare tutti i consensi dello schieramento al quale appartengono. Ma, al di là dei timori e delle incertezze dei singoli, preoccupa il comportamento delle forze politiche che conferma quella mancanza d'identità che in più di una occasione abbiamo avuto modo di rilevare. Un esempio illuminante, a questo riguardo, è dato dal Pd di Zingaretti e dall'atteggiamento assunto nei confronti della candidatura di Calenda. Calenda può piacere o non piacere, ma è fuor di dubbio ch'egli rappresenti una linea politica ben precisa: quella del centrosinistra. Tuttavia il segretario del Pd appare più che mai esitante. È evidente che egli non ama particolarmente Calendario e questo è ben noto, ma soprattutto il segretario del Pd appare restio ad operare una precisa scelta politica. Non a caso circola la voce che il leader "dem" potrebbe stipulare un accordo con Luigi Di Maio in virtù del quale subentrerebbe a Conte alla guida del governo attribuendo all'esponente dei cinquestelle la vicepresidenza del Consiglio. Incerte sono anche le scelte del centrodestra. Tramontata l'autocandidatura del giornalista Giletti che nessuno ha mostrato di gradire, non si esclude che possa scendere direttamente in campo Giorgia Meloni. Si tratterebbe indubbiamente di una candidatura forte alla quale, tuttavia, guarda con ostilità Salvini che la vedrebbe come un'ulteriore tappa dell'ascesa della leader di Fratelli d’Italia verso la guida della coalizione di centrodestra che il capo del Carroccio non intende assolutamente cedere. La stessa ostilità Salvini riserva all'ipotesi prospettata da Forza Italia di una candidatura a sindaco di Guido Bertolaso. In sintesi la scelta del primo cittadino della Capitale è motivo di divisioni e polemiche sia all’'interno del centro destra, sia all'interno del centrosinistra; polemiche e divisioni che riproducono perfettamente lo stato confusionale nel quale versano entrambi gli schieramenti a livello nazionale.