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Dal sindaco di Bacoli alla scultrice francese

Opinionista: 

Il sindaco di Bacoli è un ragazzo in gamba e forse non vuole fare carriera politica. Ha pensato: Il Comune non ha un soldo per assumere operai e quindi per i lavori socialmente utili prendo un po' di queste 250 persone che intascano il reddito di cittadinanza e gli faccio rimettere a posto la città e i prati. Sì, perchè il reddito non è un vitalizio, lo dice la legge. Il sindaco di Bacoli lo sa, anche gli altri sindaci lo sanno ma fingono di non saperlo. Ma il sindaco di Bacoli evidentemente non vuole fare carriera in politica. E allora applausi. Tutto 'o blocco (come dicono i ragazzi di oggi) comporterebbe un impegno di 8 (otto) ore settimanali per i prescelti. Non sarà una fatica titanica. E chi si rifiuterà perde il reddito. I sindacati protestano, ma quelli protestano sempre, per principio. A Bacoli si registrano fenomeni bradisismici. Ma lui, Giosi della Ragione sindaco di Bacoli, resiste e insiste. E allora convinti applausi bis per lui. Il nuovo must è spaccare le statue, decapitarle o verniciarle. I sociologi cercano di spiegarci il perché. State sereni, tra due settimane (e mi tengo largo) non penseremo più a Montanelli, come non penseremo più all'inchino per George Floyd. E aggiungeremo le loro immaginette nel portfolio 2020 assieme a quelle di Greta, Racketa e l'innominabile sardina emiliana. Avete seguito Giletti su La 7? Può piacere, può non piacere, ma domenica sera si stava mangiando il vice ministro della Giustizia per la faccenda dei boss scarcerati e gli ha gridato dieci volte: “Ci state imbrogliando”. E sembrava incazzato davvero. Intanto in trasmissione interveniva in flash il magistrato Nino Di Matteo, uno che ha scelto di non vivere più da uomo libero per combattere mafia e collusioni con politica e istituzioni. E saltavano fuori ogni tanto i nomi di Scalfaro e Napolitano. E di quel mattacchione di Palamara, che pare abbia festeggiato quando Di Matteo è stato tagliato fuori dal pool delle inchieste. Una scultrice francese, Elsa nonsoche, ha creato una installazione a grandezza naturale e si è fatta promotrice dell'ennesima campagna per la liberazione della donna, perchè dice che è ora di finirla con la cultura del maschilismo. La statua raffigura un corpo di donna nuda intenta a fare pipì in piedi. E per essere quanto più possibile esplicativa, la statua è fornita di un ingranaggio idraulico interno che le consente di zampillare come una normale fontana. Verrà ammirata da eserciti di intellettuali in cachemire, annoiati dalla fatica del vuoto cosmico che ammanta le loro esistenze, e sarà fotografata e applaudita ai vernissages dalle compagnie della tartina e del prosecco, popolo in perenne migrazione da un cocktail all'altro. Prossima strategia, tiriamo a indovinare: bagno unico nei luoghi pubblici, perchè bisogna dire basta alla ghettizzazione della donna. E così, privilegio dopo privilegio, tramonta rovinosamente il potere fallocratico. Eppure il Covid ce l'aveva data la possibilità di estinguerci. E detto tra noi, Elsa: quel gesto apparentemente naturale è il risultato di pratiche millenarie. Non ci riuscirete mai a farla in piedi, ma rovinosamente sui piedi. Intanto, quattro metri sopra il cielo, anzi quattromila chilometri nello spazio siderale, un gruppetto di amici capitolini alterna caviale, frizzantino e Stupri Generali nei nostri confronti. Poi ci comunicheranno cosa hanno deciso. E infine riprende il campionato di calcio (e secondo voi perché anche il Governo aveva tanta fretta di farci tornare a giocare a pallone? O a farci giocare a decapitare le statue? Lobotomizzati e contenti).