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Dalla morte di Cutolo al peggio che ne resta

Opinionista: 

Poche parole, dure e precise, per un ambiente dove “legalità e sicurezza siano sempre garantite”. Il premier Draghi, al Senato e alla Camera usa il congiuntivo “siano” perchè, finora, legalità e sicurezza non “sono” state affatto garantite, almeno nella misura e con la continuità necessarie. In Sicilia la mafia stragista ha ricevuto le batoste che meritava, ma solo dopo l’agguato al generale Dalla Chiesa e gli assassinii di Falcone e Borsellino. Per altri aspetti invece, quella dei “colletti bianchi” si è metamorfizzata e mimetizzata arrivando direttamente, e in prima persona, ai livelli più alti della politica, della magistratura (vicenda Palamara e suo libro “Il sistema”), dell’economia e finanza, delle professioni.

*** EMIGRAZIONE DELLA ‘NDRANGHETA. Un lettore scrive al suo giornale: ”Un giorno ho voluto fare una prova. Ho preso carta e penna e, firmandola con nome e cognome, ho inviato una lettera all’indirizzo ‘Signora ‘ndrangheta, Reggio Calabria’. Dopo pochi giorni la lettera mi è tornata indietro. La sorpresa è stata che, sulla busta, c’era il grosso timbro delle Poste con la scritta: destinataria non più a Reggio ma emigrata al nord”. Nel recente libro di Nicola Gratteri, procuratore capo a Catanzaro, è spiegato come la mala calabrese abbia da tempo preso la via delle settentrionali regioni più ricche: Emilia Romagna, Lombardia, Piemonte. Nell’era digitale si è formata lì, nel nord più produttivo, la “rete degli invisibili”: meno sangue, più trame sommerse ma non per questo meno pericolose. Il moderno, malavitoso affarismo vive ora “in giacca e cravatta”, sostanziato di patti stipulati con “strette di mani in locali eleganti e scambi di messaggi veicolati dai social network”.

*** UNA STORIA DI CRIMINI. Dei suoi quasi ottant’anni, Raffaele Cutolo (detto ‘o professore perché, tra i suoi miserabili seguaci, era l’unico a saper leggere e scrivere), ben 58 li ha trascorsi in carcere dopo l’arresto ad Albanella nel salernitano, e dopo il primo omicidio compiuto quando di anni ne aveva 22. Sospiro di sollievo a Fontevivo di Parma (carcere di massima sicurezza) del sindaco Tommaso Fiazza: ”Ci siamo liberati di un peso, di chi si portava sulle spalle decine di vittime”. Un camorrista criminale con 4 ergastoli che, sottoposto a perizie psichiatriche, era stato sempre giudicato “un folle con piena capacità di intendere e volere”.

*** NOVECENTO INSANGUINATO. Storico e saggista, il fiorentino Marc Monnier (per molti anni vissuto a Napoli), ha raccontato il brigantaggio nelle province meridionali. Molta l’attenzione alla camorra che, in quel contesto, diventa visibile soprattutto a partire dagli ottocenteschi anni venti, nelle carceri e nei quartieri più degradati del territorio urbano. E’ la “società onorata” che si ritrova variamente descritta da Francesco Mastriani e Matilde Serao. Da estorsioni, tangenti e prostituzione alla progressiva (e mai efficacemente contrastata prima e dopo l’Unità) escalation delinquenziale. Il processo Cuocolo ne diventa il detonatore. Nel 1906, stesso giorno, massacrati a pugnalate due coniugi: il marito a Cupa Calastro di Torre del Greco, la moglie in via Nardones a Napoli. Una orrenda vicenda di cronaca nera come spaccato di ambienti corrotti che agivano impuniti nelle retrovie. 30 i rinvii a giudizio, oltre 400 gli anni di carcere comminati.

*** SVOLTA STRAGISTA. La determina la famigerata Nco cutoliana: feroci agguati, spietati regolamenti di conti, micidiali spedizioni punitive, ramificazioni e connivenze coi piani alti della politica e pubblica amministrazione. Dal terremoto, sequestro Cirillo, “affiliazione” con le Brigate rosse e intrecci coi Servizi segreti deviati, 3 anni con mille morti ammazzati. Dal “carcere dorato” di Ascoli Piceno a quello nuorese dell’Asinara (per ordine di Pertini presidente della Repubblica), l’ottavianese “professore” continuerà a fare da criminale regista della “camorra imprenditrice”. Lo fermerà solo il maxi blitz del 1983 con ben 800 arresti.

*** MALAVITA CONTINUA. Sono cambiate forme e modalità (Gomorra e Kalashnikov, droghe padrone dei traffici, finanza internazionale inquinata, economie malate). In parte delle nuove generazioni sopravvivono i veleni trasmessi dalle precedenti generazioni genitoriali. Muore un boss stramaledetto, ma del suo peggio, impunemente e provocatoriamente esibito, resta ancora tanto.