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Dopo virus, la scuola non sarà più come prima

Opinionista: 

Gentile Direttore, il Coronavirus che ci ha colpito ha messo inevidenza le altre “pandemie” che affliggono la nostra Democrazia. Per carità, non voglio assolutamente paragonare il Covid19 che ha mietuto migliaia di vittime e creato problemi per la salute di effetti secondari a quelli colpiti, che hanno avuto la fortuna di guarire. Tuttavia, non si possono sottacere le gravi conseguenze che questa malattia sta producendo anche nel campo economico. Non voglio trattenermi a pensare a quel che ci aspetta nel prossimo autunno, sperando che almeno dal lato pandemico il Coronavirus abbia spento il suo “furore aggressivo”. Non v’è chi non veda, però, una certezza: l’arretramento del Pil a meno 12% aumenterà il già triste primato della disoccupazione e della miseria di larghi strati della popolazione. Oggi non è ancora il momento di “tirare le somme” e fare un’anamnesi di come sia stata gestita la malattia, avendo ancora lo spettro della paura che s’è impadronita delle nostre case, costretti ad assistere in tv al trasporto per la cremazione di decine di bare allineate sui camion militari e ai dibattiti televisivi in cui brave presentatrici di programmi “leggeri” di intrattenimento, all’improvviso si sono “scoperte” anche esperte di virologia, intervistando ed intervenendo nei dibattiti di tanti “scienziati”, che nella maggior parte dei casi erano in disaccordo anche… con se stessi! Tante promesse, tante previsioni cadute nel vuoto, e, soprattutto, tante smentite di quel che si era detto il giorno prima, a cominciare dai milioni di mascherine a prezzo calmierato, mai rinvenute sul mercato. Ed anche oggi, si grida al “successo” in Europa per i fondi che ci vengono assegnati, come un “regalo”, trascurando di dire che gran parte di questi fondi sono i nostri stessi soldi che noi diamo a Bruxelles, come quota parte delle Nazioni (sarebbe una “partita di giro”, insomma, che trova anche l’ostacolo di Nazioni cosiddette “virtuose”, le quali impiegano a piene mani i miliardi di euro che noi diamo all’Europa). Per quanto ci riguarda più da vicino, si dice che la Campania sia stata una regione “virtuosa”, perché ha saputo contenere il contagio, e il merito viene ascritto al governatore De Luca, che con i suoi “lanciafiamme” e “carri armati”, ha “vivacizzato”, per così dire, il tristissimo periodo dei mesi scorsi. A me piace pensare che i nostri corregionali abbiano nel loro Dna, frutto di millenaria civiltà, il senso del pericolo e dell’autoconservazione, pur dando atto al presidente De Luca di avere avuto un merito fondamentale, mancato al Governo e agli altri suoi colleghi di altre Regioni: la coerenza e la determinazione nelle scelte anche dolorose, quando si sono compresse le libertà fondamentali dell’essere umano. In una “guerra” come questa il peggiore nemico è l’indecisione, “qualità” che per fortuna non appartiene al nostro governatore! A proposito, appunto, di indecisione, oggi voglio soffermarmi su quella che ha riguardato, ed è ancora presente, la scuola. Su tutto può essere steso un “velo pietoso”, tranne che sul tentennamento di come dovrà essere organizzato l’insegnamento scolastico! Il futuro, infatti, non esiste se non si formano i nostri giovani nelle aule scolastiche: è un assioma così scontato e semplice, che sembra impossibile essere sfuggito alla “nostra” ministra della Pubblica Istruzione, che ha cambiato idea in questi due mesi di pandemia almeno dieci volte. E con lei anche il Governo, condizionato da “pareri tecnici”, invece che da “scelte politiche”, sia pure in sicurezza. Non più tardi di 15 giorni fa, il capogruppo dei senatori del Pd, Marcucci, disse testualmente: “Ora basta con i tentennamenti. Si dica come la scuola riprenderà a settembre”. Presa di mira anche dai Sindacati, la ministra è riuscita (si fa per dire) a mettere tutti d’accordo, maggioranza ed opposizione, nel criticare le sue “non scelte”. È stato un “grido di dolore” che ben rende la situazione di disagio avvolgente tutto un mondo dove la formazione è l’anima stessa dell’avvenire di un Popolo. Non voglio inveire contro la ministra Azzolina, tra l’altro eletta deputata grazie ai voti dei campani, dove i 5 Stelle fecero un enplein tale, fino a non coprire tutti i seggi dei loro candidati, per cui tra i tre che superarono, uno fu attribuito al collegio del Piemonte 2, dove era candidata appunto la Azzolina non fu eletta. Dopo il Coronavirus, niente sarà più come prima, si dice, e ciò vale soprattutto per la scuola: non sarà più la stessa, dopo che la tradizionale valutazione degli alunni è annullata nella sua formulazione e gli esami sono stati costretti a scendere dal loro piedistallo per diventare “simulacri” del loro passato. Ai giovani di buona volontà cosa si dovrà dire? Di non studiare così tanto, perché ormai in Italia la cosiddetta “classe dirigente” è formata da improvvisatori? Malgrado tutto, però, credo ancora al valore della cultura, che può essere perdente nell’immediato, ma vincitrice nella lunga distanza. A tal proposito, per chi ne abbia voglia, consiglio di leggere un libro molto istruttivo su questa materia, scritto dalla sociologa Graziella Priulla, docente all’Università di Catania; il titolo è: “L’Italia dell’ignoranza - crisi della Scuola e declino del Paese”. È la fotografia, ahimè, dell’esistente.