Accessibilità:
-A A +A
Print Friendly, PDF & Email

E intanto si continua a morire di tumore

Opinionista: 

Abbiamo ancora nelle orecchie le voci degli operai della Whirlpool di Napoli in corteo per difendere il loro futuro ed ecco che sta per esplodere un nuovo dramma del lavoro. Ancora una volta è colpa della politica. O meglio di “questa” politica, ipocrita e incompetente. Il Nostro Posto sta per subire un altro tsunami, l’ennesimo. Stavolta tocca all’Ilva di Taranto. Oltre 14.000 lavoratori, occupati nel più grande stabilimento siderurgico (non del Mezzogiorno, ma d’Europa), che davvero rischiano di andare anche loro a casa. Una lunga catena di errori, cominciata coi governi del Pd renziano, che ora può concludersi tragicamente col Governo Pd-5Stelle. Vi ricordate com’è iniziata questa brutta storia? Gli impianti di Taranto erano inquinanti, c’era un rischio per la salute e la magistratura decise di intervenire, per la verità con il pugno di ferro: sequestri, chiusure, ecc. Sarebbe stato necessario che lo Stato prendesse in mano la situazione, per tutelare i cittadini prima di tutto, ma anche per salvaguardare l’azienda e i posti di lavoro. La risposta giusta, quindi, sarebbe dovuta essere quella di sostenere l’adeguamento tecnologico degli impianti. Invece, il governo si limitò a congelare tutto e a fare la faccia feroce con l’azienda. Così, giusto per contentare la magistratura, ma senza affrontare realmente la questione. Gli effetti di quella prima, pilatesca, scelta sono stati pesanti. Dapprima la vecchia proprietà italiana è stata costretta a farsi da parte, peraltro dopo che il colosso industriale si era ridotto ad un gigante dai piedi finanziari d‘argilla; poi è intervenuto il solito commissariamento governativo che ha caricato sui conti degli italiani miliardi di euro di debiti. Infine, gestita in sostanziale continuità dal duo Calenda-Di Maio, è arrivata la vendita ad una multinazionale franco-indiana di questo pezzo così strategico del nostro patrimonio produttivo, peraltro a patti e condizioni mai offerte ai proprietari italiani. Non sono sicuramente il solo a ricordare, nel settembre dello scorso anno, i festeggiamenti di Luigi Di Maio che, come al solito, esultava per i posti di lavoro salvati e le bonifiche avviate. Sta finendo come col reddito di cittadinanza, Alitalia, Whirlpool, Benetton, eccetera: in farsa. Purtroppo però anche questa è soprattutto una tragedia, perché ci sono già 1400 lavoratori in cassa integrazione e siamo solo all’inizio della “macelleria”. Infatti, i nuovi padroni hanno scoperto che i loro affari non vanno bene. Direte voi: “Chi sbaglia paga e i cocci sono i suoi”. Non in questo caso, perché qui, con una mossa da autentici kamikaze (ovviamente a spese degli altri, e cioè degli operai dell’Ilva), i parlamentari 5Stelle hanno appena approvato in Parlamento, col concorso della sinistra, una modifica unilaterale agli accordi governativi. Naturalmente non è parso vero alla multinazionale, di fronte al cambio delle carte sul tavolo, annunciare che a questo punto loro se ne vanno e licenziano tutti. Lo scrivo ora perché spero che, prima che sia troppo tardi, il governo si ravveda e faccia l’unica cosa ragionevole a questo punto: far cancellare il provvedimento dalla sua maggioranza e negoziare un patto - scritto - di salvaguardia dei posti di lavoro in cambio di incentivi. Del resto, quale intervento più di questo sarebbe a sostegno di quella green economy di cui ogni giorno parla in tv il premier? Se non dovesse succedere, però, nessuno deve farsi illusioni: sappiamo già come andrà a finire. Dopo i soliti tavoli inutili (nei quali mi pare si stia invece specializzando il duo Conte-Patuanelli), arriverà il via libera ai licenziamenti “necessari” per ridurre i costi e salvare così l’investimento dei nuovi proprietari. Quel che è certo è che, colmo della beffa, intanto a Taranto si continua a morire di tumore….