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E se Conte e Draghi lavorassero insieme?

Opinionista: 

Su queste stesse colonne, non più di una settimana fa, abbiamo previsto che nel prossimo settembre possa prendere corpo una sorta di competizione tra Giuseppe Conte e Mario Draghi, volta a stabilire a chi dei due spetti la leadership del paese. È fuor di dubbio che Conte e Draghi siano, allo stato attuale, i due personaggi dotati di maggiore autorevolezza: il primo ha riportato, in Europa, un successo di rilevante portata (l'unico a contestarlo è Matteo Salvini, dato che Berlusconi e, in qualche misura, la stessa Meloni hanno dovuto riconoscere che il suo comportamento a Bruxelles è stato decisamente apprezzabile) e la sua popolarità nella pubblica opinione se ne è ulteriormente giovata. Quanto a Draghi, per il suo passato, per la sua competenza e per il vasto prestigio che gli viene riconosciuto anche a livello internazionale, appare assurdo ch'egli sia destinato a restare "in panchina" in un momento in cui, impegnata com'è su più fronti, l'Italia ha bisogno di mobilitare le sue energie migliori. Aver ottenuto, grazie al travagliato accordo di Bruxelles, ingenti fondi, non costituisce un punto di arrivo, ma un punto di partenza. L'Italia dovrà ora essere in grado di utilizzare i finanziamenti ottenuti per un vasto piano di riforme. È un compito estremamente impegnativo nel quale sarà in gioco la nostra credibilità agli occhi dei partner europei. In questo contesto vorremmo formulare un auspicio che può forse apparire velleitario e destinato a rimanere inascoltato: sarebbe del tutto assurdo sperare che, anziché affrontarsi in una sorta di sfida all'O.k Corral, Conte e Draghi decidessero di cooperare, in questa delicata fase della nostra vita nazionale, per gestire in collaborazione i finanziamenti ottenuti dall’Unione europea? Siamo consapevoli che il nostro auspicio può apparire ingenuo e che le forze politiche preferiscono attardarsi nelle mediocri manovre che caratterizzano il loro operato e nelle risse da cortile che ne conseguono. Può anche essere, in effetti, che noi si stia peccando di ingenuità. Ma qualcuno affermò che "al mondo tutte le grandi cose vengono fatte da persone che sono ingenue ed hanno un'idea che è palesemente impossibile ". Affidare a Conte a a Draghi insieme la gestione delle riforme che dovranno essere compiute servirebbe, oltre tutto, ad accrescere la fiducia dei partner europei nei nostri confronti. Sembra, invece, che si voglia dar vita ad una commissione bicamerale che dovrebbe definire il modo in cui utilizzare i finanziamenti ottenuti. Ci sembra, francamente, che se si dovesse adottare questa soluzione, vorrebbe dire adottare un metodo macchinoso che inevitabilmente allungherebbe i tempi del processo riformatore per il quale occorre, invece, agire con la maggiore sollecitudine possibile. Senza contare che le commissioni bicamerali non hanno riscosso, in passato, particolare successo. Del resto crediamo che la stessa opposizione, della quale si dovranno ascoltare i suggerimenti, trarrebbe giovamento dall'assecondare l'azione di Conte e Draghi e accrescerebbe il proprio credito in Europa, al momento piuttosto scarso. Siamo però consapevoli che la nostra è, probabilmente, soltanto un'illusione che ben difficilmente potrà trasformarsi in realtà.