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Ecco cinque consigli al futuro sindaco

Opinionista: 

Napoli ha bisogno di ben altro. A volte, tuttavia, cominciare dalle piccole cose può servire a migliorare la qualità della vita. Di seguito, cinque modesti suggerimenti per il futuro sindaco. 1) Fine cantieri. Ripristiniamo la buona usanza/creanza di comunicare ai napoletani la data di completamento di un’opera. Sapere quando si smetterà di soffrire per i continui ostacoli al traffico motoristico e pedonale aiuta a sopravvivere. 2) Bus in arrivo. A che serve la segnaletica sui tempi di attesa dei mezzi Anm, se non funziona quasi mai o, al più, annuncia vettori fantasma, facendo slittare periodicamente in avanti l’orario precedentemente annunciato? 3) Scale mobili. Sono un mistero tutt’altro che gaudioso, da risolvere una volta per tutte, rispondendo a una serie di interrogativi. Perché si bloccano così spesso, di solito in prossimità dell’estate? I loro gestori sanno cosa significa ‘manutenzione predittiva’ o devono andare a lezione di industria 4.0? Perché a piazza Garibaldi una scala mobile di accesso all’area sottostante della linea 1 si ferma per più di una settimana senza che si intervenga ad aggiustarla? Perché al centro direzionale alcune scale mobili non sono mai entrate in funzione? 4) Spazzatura. In attesa dell’araba fenice, ovvero del ciclo completo dei rifiuti, è possibile essere periodicamente informati dall’amministrazione su eventuali progressi fatti nella raccolta differenziata? Come mai sono sparite le campane? Non certo perché sostituite dai bidoni condominiali, almeno in alcune zone del centro storico dove l’esperimento è fallito da tempo e dove fino a qualche mese fa, prima cioè che sparissero le campane, i cittadini rispettosi della legge e delle regole d’igiene ricorrevano proprio a tali contenitori per adempiere al proprio dovere. 5) Repetita non iuvant. Possiamo sperare che interventi di riqualificazione come quelli condotti a via Marina, oltre a non durare tempi biblici, non debbano poi lasciare ulteriori strascichi, tali da imporre la correzione di errori commessi e dunque la ripresa sia pur parziale dei lavori? Possibile che anche laddove si sia cambiata la pavimentazione, dopo pochi mesi ci si ritrovi a camminare su piattaforme disselciate? Chi controlla la qualità di questi interventi? Chi deve rispondere dei danni provocati dalla superficialità di progettisti e lavoranti? Siamo sicuri che il problema non sia a monte, per il ricorso alla pratica del massimo ribasso, garanzia di pagare domani tre volte quello che hai finto di voler risparmiare oggi?