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Economia, democrazia, Ue in emergenza virus

Opinionista: 

“Un bel tacer non fu mai scritto”. Non si può certo dire che i politici italiani e i loro amici a capo degli Enti di Stato ne abbiano mai tenuto conto e nella congiuntura attuale, meno che mai. Anzi. Ce la stanno mettendo davvero tutta per confermarla. Basta, pensare a quel “Stanno finendo i soldi, liquidità ok fino a maggio”, traduzione: “da giugno in avanti sarà difficilissimo pagare i vitalizi”, del presidente dell'Inps, Tridico. Poi ha ritrattato, ma il danno era già stato fatto e qualche brivido di freddo era già corso lungo le schiene dei pensionati. Anche perché, il presidente dell'Inps è lui, allora una ragione doveva pur esserci per simile affermazione. E da qualche parte, è ritornato l'incubo “patrimoniale”. Non bastavano il Coronavirus e Conte con i suoi decreti “l'un contro l'altro armati”, le continue modifiche del modello di autocertificazione per uscire di casa e le sue giaculatorie notturne a confondere e rendere complicato l'oggi degli italiani, ci mancava l'annuncio del rischio pensionistico per inquietarne il futuro e appesantirne la quotidianità. Nel frattempo di soldi veri si continua a non vederne. Nessun sostegno è ancora arrivato a imprese e famiglie. Colpa della burocrazia che frena, ma anche di “misure solo annunciate” e dei troppi tentennamenti contiani. Messi sotto accusa da più parti e sottolineati dal Capo dello Stato. Mentre nel Sud, in difficoltà già prima dell'emergenza, scoppia l'allarme “povertà” e in Sicilia assaltano i supermercati, per rubare il cibo; mentre a Bari qualcuno si sfoga con le porte di una banca. A pensarci bene, con la complicità determinante del virus che ha praticamente svuotato il Parlamento, Conte che da “avvocato del popolo” si sta trasformando nel suo aguzzino, decreta in totale autonomia, blocca l'economia e le libertà di movimento degli italiani; pentastellati e Pd hanno raggiunto i loro obiettivi di sempre: “decrescita (in)felice” e limitazione delle libertà personali. Degli altri, ovviamente! Il tutto, mentre l'opposizione che per quanto urli e sbraiti è costretta ad abbaiare alla luna, senza che lui, ne tenga gran conto. Anzi, una volta di più, per scrollarsela di dosso, pur fingendo la massima disponibilità al dialogo, ha risposto “picche” alla richiesta-proposta di collaborazione contro il Covid-19, avanzata dall'opposizione. Non ha rifiutato, ma ha risposto di aver “dato mandato al ministro per i rapporti con il Parlamento, Federico D'Incà, di elaborare un percorso di più intenso confronto in vista del decreto di aprile per consentire l'acquisizione delle proposte che arrivano dall'opposizione”. Il solito concionare ampolloso per dire tutto e niente, mandandoli “accattà ‘o pepé”. Nessuna meraviglia se il primo incontro fra il ministro e il centrodestra si è cooncluso in un nulla di fatto. O forse no, i 4 decreti “Cura Italia” saranno accorpati in uno soltanto, (così si risparmierà un po' di carta) e la promessa che la settimana prossima dell'opposizione sarà ammessa al cospetto di Giuseppi. Vedremo. Il premier, ormai si fida poco di “qualche” rappresentante della maggioranza; pochissimo di Renzi; ancora meno dell'opposizione e per niente di Salvini. E così, da culla del diritto - grazie al governo giallorotto e all'emergenza sanitaria - ne siamo diventati anche la tomba. Per fortuna, in occasione dell'Eurogruppo di giovedì scorso ha avuto uno scatto d'orgoglio. Ha detto “no” a quel Mes che - nella speranza di salvare la poltrona, insieme al ministro dell'economia Gualtieri (che, però, non ha cambiato idea e continua a preferire gli amici eurocrati) - aveva più volte invocato, e ha tirato la testa del nostro Paese, fuori dal cappio del Fondo Salva Stati, che l'avrebbe strozzato. Ma ha anche avvertito l'Ue che l'Italia aspetterà 10 giorni, dopo di che farà da sola. Non ha specificato, però, cosa e come. Probabilmente l'intervento di Draghi, che sul “Financial Times” ha ricordato agli Stati che “la priorità assoluta è quella di proteggere i posti di lavoro e per farlo bisogna dispiegare tutta la potenza dei governi e non importa di quanto salirà il debito pubblico”, deve averlo scioccato. Si sente isolato e il fantasma dell'ex presidente della Bce che si staglia sempre più nitidamente sulla sua testa gli fa paura. Anche perché alle parole di Draghi, hanno fatto seguito quelle di Mattarella e Macron che hanno chiesto all'Ue, sollecitudine, impegno, unità. In una parola: solidarietà.