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Effetto gialloverde: i migranti siamo noi

Opinionista: 

“La paura fa novanta”. Per evitare le urne, Di Maio e i grillini (molti, al secondo mandato, non sarebbero ricandidabili e alla luce del risultato delle Europee, tanti non sarebbero rieletti), hanno deciso di dire “sì” alle richieste di Salvini su: Flat tax, Autonomia, Tav, Sblocca cantieri e a una prelazione sulle oltre 200 poltrone da assegnare da qui alla prossima primavera, ricevendone in cambio: il “sì” al “salva Roma”, trasformato in “salva città”. È riscoppiata la pace? A parole, sì. Durerà? Chi può dirlo! E visti i contendenti, chi ci crede? Siate sinceri, se l'Italia, fosse una concessionaria automobilistica ci entrereste per comprare una macchina usata? Personalmente, no. Neanche per comprarne una nuova. Perché un'operazione commerciale si compia, il venditore deve essere credibile e riscuotere la fiducia del compratore. E in questo momento, il nostro tutto può essere considerato, fuorché un Paese credibile, governato da una maggioranza affidabile e con la testa sulle spalle. Tant'è che, pur con un debito pubblico di 2.398 miliardi di euro, Conte & c., hanno finanziato “a debito” due misure assolutamente assistenzialistiche: reddito di cittadinanza e “quota 100”. Nelle quali, peraltro, non hanno creduto neanche i diretti interessati e che, stando al def presentato nello scorso aprile, comporteranno maggiori spese per il triennio 2019/2021 di circa 133 miliardi. Spese che, come lo stesso def sottolinea, saranno compensate dall’aumento di Iva e accise per 50,8 miliardi (ma Matteo e Giggino continuano ad escludere) cui vanno aggiunti, per completare il conto, 11 miliardi di euro per gli interessi derivanti dalle misure conseguenti. Eppure, qualcuno, incurante dell'annuncio Ue di apertura della procedura d'infrazione nei confronti dell'Italia, sta già pensando di finanziare in deficit anche la Flat tax che, sulla scorta di una simulazione del ministero dell’Economia, costerebbe quasi 60 miliardi e minibot senza scadenza e interessi per saldare i debiti della Pa con le aziende creditrici. Del resto, alle procedure d'infrazioni siamo abituati. Con le 1.358 (6 al mese) subite, dal gennaio 2002 ad oggi, siamo primatisti europei. Certo, il problema non è il disavanzo, bensì la crescita. Qui, però, di risorse finalizzate agli investimenti non se ne vede un euro. E se – e sottolineo, “se” - la tav si farà, è solo perché l'Ue ha promesso di finanziarla per il 55%. Il rischio, insomma, è che il disavanzo continui a crescere e di sviluppo se ne veda sempre meno. Ancora, quale fiducia può ispirare un governo il cui premier, per rompere lo stallo, è costretto a lanciare ultimatum ai propri vice “o parte la fase due o mi dimetto” e questi, pur dicendosi disponibili, si limitano a firmare “tregue armate”, ma vanno ognuno per la propria strada, continuando a litigare. Ed entrambi, pretendono di avere la precedenza sulle cose da fare. Di Maio, “perché il M5s, col 33% delle Politiche 2018 è il primo partito in Parlamento” e Salvini perché “con il 34% delle Europee 2019, la Lega lo è in Italia”. Eppure, sia l'uno che l'altro, insistono che questa è l'unica maggioranza possibile. Ma non si rendono conto che stanno facendo di tutto per farla crollare da qui a qualche mese. E soprattutto, fingono di non accorgersi che questa inaffidabilità, fa scappare i nostri giovani, ancora di più quelli meridionali, in cerca di “un posto al sole”, lontano da casa e le aziende (Whirlpool, Ilva, Knorr, Unilever, Natuzzi, Carrefour, ecc.) a trasferirsi altrove in cerca di un Paese che consenta loro di lavorare e creare ricchezza senza essere soffocate dalle tasse, dal cuneo fiscale e dall'obsolescenza delle infrastrutture. Ma centrosinistra e gialloverdi – troppo impegnati a rimbeccarsi strumentalmente, “pro” e “contro” i profughi - continuano, come gli struzzi, a nascondere la testa sotto la sabbia, per non vedere che ormai anche il nostro è un Paese di “migranti”.