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Elargire una provvigione di “reddito di dignità”

Opinionista: 

Gentile Direttore, l’attenzione generale attuale è concentrata sulla manovra finanziaria varata martedì notte dal Governo Meloni. Non mi azzarderò a formulare giudizi per due motivi: non essere, od anche apparire, di parte; non aggiungermi ai tanti, troppi, neofiti della politica e della stessa comprensione di una materia così delicata, com’è la finanza pubblica. Certamente, almeno un aspetto di questa Finanziaria bisogna rimarcarla: dopo anni di “governi tecnici”, ci troviamo di fronte ad un documento contabile, il più importante, “politico”. È chiaro, infatti, che, pur nelle ristrettezze economiche di un bilancio asfittico, il segnale lanciato dal Governo è inequivocabile: cercare di tutelare il cosiddetto “ceto medio” del Paese, e con esso le piccole e medie imprese che ne fanno parte. La pandemia prima, la guerra in Ucraina, poi, precedute anche da una già stagnante economia, hanno talmente scavato un solco tra chi era già ricco e quelli che si sono arricchiti sulla pelle dei normali cittadini (penso ai tanti “trafficanti ed intermediari” di fantomatiche apparecchiature, vaccini, tipo lo Sputnik, del quale abbiamo perso le tracce nella nostra regione, dove era stato vantato come un coraggioso acquisto fatto in solitaria, rispetto alle altre regioni ed allo stesso Commissariato straordinario, ai banchi a rotelle, per i quali abbiamo speso milioni di euro, ma mai utilizzati, non conoscendo nemmeno il posto del loro “accatastamento”; ai tanti, improvvisati, centri di analisi di test antigenici per il Covid19 ; e, per la guerra in Ucraina, penso agli affari d’oro dell’industria bellica nostrana, che è stata sempre all’avanguardia per la realizzazione di armi e software militari). I più accorti osservatori finanziari hanno più volte insistito sulla valutazione che in Italia il gap economico tra i ricchi e il cosiddetto “ceto medio” si era talmente allargato, da considerare questi ultimi quasi come i “nuovi poveri” della nostra società. Alla quasi scomparsa di questa categoria si aggiunge il non invidiabile primato che abbiamo più di cinque milioni di cittadini in povertà assoluta. E qui si innesta l’ulteriore segnale politico della Finanziaria del Governo Meloni. A molti commentatori dei talk show di chiaro orientamento anti-governativo, ed a tutte le forze politiche dell’opposizione, tra cui tanti nostalgici dei governi tecnici e tanti “populisti della seconda ora”, la revisione dei parametri del reddito di cittadinanza con la previsione della sua totale abolizione nel 2024 è apparsa “inumana“ o “punitiva”. Davanti agli schermi delle tv vengono intervistate famiglie che senza questo “sussidio di Stato“ sarebbero alla fame nel senso totale della parola; casi di anziani malandati e soli che rimarrebbero senza un tetto e senza cibo; piccoli malati, figli di genitori indigenti che non avrebbero più la possibilità di procurarsi le medicine, e tanti esempi veramente toccanti. Non si può certamente rimanere indifferenti di fronte a tanta povertà e disperazione! Credo, però, che alla base del “reddito di cittadinanza” ci sia un grosso equivoco, originato anche dalla famosa apparizione sul balcone di Palazzo Chigi dell’allora “capo” del Movimento 5 Stelle Di Maio, in procinto di ottenere il “premio di consolazione” per non essere più parlamentare e ministro, come Commissario dell’U.E. nei Paesi del Golfo Persico a 12.000 euro netti al mese: in quella occasione, il nostro “eroe” pronunciò la fatidica frase: “Abbiamo cancellato la povertà in Italia!”. L’equivoco generato fu che la ratio del Reddito, che doveva servire a sostenere i cittadini in cerca di un’occupazione, o che avevano perso il lavoro, fu trasformata in un “sussidio permanente” per intere famiglie, a prescindere se ci fossero disoccupati momentanei o inoccupati. Non v’è giorno, poi, che non si scopra che questa misura indiscriminata sia percepita anche da chi non ne avrebbe assoluto bisogno, come tanti emigrati fantasma, o addirittura famiglie di malavitosi. La stranezza, poi, dello “scoprire” queste anomalie e truffe, avviene perché le verifiche delle Forze dell’Ordine sono fatte per altri reati (spaccio di droga, estorsioni, immigrazioni clandestine, ecc.) e non per quella diretta che si dovrebbe fare dal momento della richiesta del Reddito! Ritengo, perciò, che tutto l’istituto del reddito di cittadinanza venga rivisto, nel senso che non lo si può abolire come misura alternativa alla povertà assoluta, ma mantenendolo, adeguando meglio le regole di applicazione, per la sua funzione iniziale (un assegno di mantenimento in attesa dell’offerta di un lavoro). Ai veri indigenti, alle famiglie che non hanno più persone occupabili o dove manca effettivamente un lavoro dignitoso, lo Stato si deve far carico di elargire almeno una provvigione di “reddito di dignità” nel vivere! Su questo punto, il Governo deve essere più chiaro ed incisivo, altrimenti si rischiano veri “movimenti di piazza”, oggi tranquillamente evocati da più parti, specie dal leader dei 5 Stelle Conte, che, però pure elargisce 300.000 euro al blog di Grillo, per la sua “sopravvivenza”: un bel “reddito di cittadinanza”, non vi pare?