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Fiducia delle Camere o delle telecamere?

Opinionista: 

Conte si aggrappa ai titoli di coda. Comprende perfettamente che la crisi di governo è dietro l’angolo e prova ad uscire allo scoperto con un messaggio ai due partner di governo. Mossa spregiudicata, mossa inusitata, mossa a mercati chiusi, mossa finale che prova a ritagliarsi un ruolo forte, recuperando un minimo di credibilità e chiedendo un minimo di agibilità in chiave europea per evitare la procedura d’infrazione. Il sentiero, al momento, appare stretto. Salvini spinge sulla flat tax, esige lo choc fiscale per rilanciare l’Italia, tira fuori il rosario delle sue richieste, proponendo l’ennesimo slogan elettorale. Vuole spingere ancora l’acceleratore sul deficit in un momento in cui Bruxelles esige sacrifici. Conte, in controtendenza, rivendica i risultati raggiunti, chiede esplicitamente la leale collaborazione nella maggioranza, il rispetto della grammatica istituzionale, l’osservanza del contratto di governo. Non vuole prestarsi a galleggiare, cerca, una volte per tutte, risposte chiare, inequivoche, rapide. La testimonianza chiara di un momento di debolezza autentica che non trova più soluzioni all’interno dei tavoli istituzionali e, per questo, si rivolge direttamente al Paese, in un ultimo, disperato sussulto. Non si ha sinceramente la sensazione che possa andar lontano. Nel frattempo, la polemica politica resta una trincea costantemente aperta, anche in queste ore. Anche l’altro giorno, durante la Festa della Liberazione, si è riusciti a litigare grazie alle dichiarazioni del presidente della Camera, Roberto Fico, eternamente ammalato di protagonismo, che ha dedicato la domenica anche ai migranti, ai rom, ai sinti e a chiunque transita sul suolo italico, in perfetta antitesi con Salvini che lo ha mandato, senza troppe perifrasi, a quel paese. Scintille inutili, anche perché il problema per il nostro povero Mezzogiorno non sono i sinti, né tantomeno i rom che rappresentano, al momento, lo 0,04% della nostra popolazione. Il vero nodo nel Sud sono invece, al momento, le quaranta vertenze meridionali aperte al Ministero per lo Sviluppo Economico, gli 80mila operai a rischio licenziamento, vicende come la Whirlpool che, attraverso nuove cordate maltesi, affossano definitivamente non un’azienda ma un’intera area industriale. Ormai, paradossalmente, non si tratta più di ripristinare gli impianti produttivi ma evitare chiusure talvolta nemmeno annunciate. L’unico, assurdo obiettivo resta oggi, paradossalmente, quello di trovare qualche fondo per garantire magari ancora uno, due anni di cassa integrazione, sperando che quota 40 sia una sponda raggiungibile per approdare alla pensione. Il resto sono solo parole. Si ha sinceramente, in questo contesto, la nostalgia degli stessi governi tecnici, che tenevano una forte attenzione sui conti, che non parlavano su Facebook e su Instagram, che dichiaravano poco, che lavoravano a testa bassa, con scelte difficili e calibrate. Dopo il Carosello di questi giorni, si ha, invece, chiara la sensazione di un premier che purtroppo non cerca più la fiducia delle Camere ma quella delle telecamere.