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Gli strani traffici nel mercato dei vaccini

Opinionista: 

Ad un anno dalla comparsa del Covid in Italia qual è l’album delle immagini che ci resta? Quel calcolo assurdo e drammatico tra chi vive e chi muore, la clausura di tanti giorni difficili e inattesi, l’angoscia, la paura, un’emergenza che ha trasformato tutto, la libertà, i rapporti affettivi e quelli lavorativi. Il virus è stato questo. E dietro questo straordinario percorso, una politica costretta a virare, a vivere l’emergenza come una condizione nuova che ne rafforza il potere e ne responsabilizza, definitivamente, il ruolo. Siamo ancora, tutti, dentro una gigantesca seduta psicanalitica che mina le nostre certezze e dilata il nostro scetticismo. Il futuro resta nelle mani del vaccino e, soprattutto, nella capacità di far presto, nell’ accelerazione di una vaccinazione, nonostante tutto, ancora lenta ed incerta. Siamo, ancora una volta, in ritardo, come tutta l’Europa, surclassata dal ritmo vaccinale di altri grandi Paesi quali gli Stati Uniti, la Cina, il Regno Unito, l’India. Bisogna aumentare la velocità, se vogliamo arrivare ad un’immunità di gregge. Sperando che la curva epidemiologica delle varianti non s’innalzi rendendo, a medio termine, limitati anche i benefici della campagna vaccinale. Draghi lo ha compreso e sta provando a rapidizzare le operazioni. I punti di somministrazione dovrebbero subito aumentare. Si parla di caserme, di fabbriche, si parla degli studi dei medici di famiglia, un dato ovvio quasi naturale che solo adesso sembra trovare una finalizzazione. Ma il vero nodo resta l’arrivo delle dosi. Le percentuali di consegna sembrano ridursi, giorno dopo giorno, quasi inspiegabilmente. Astra Zeneca ha annunciato, in questi giorni, l’ennesima limatura. Dopo la riduzione del 60% per cento nel primo trimestre, eccone un’ altra del 10%. Traffici strani sembrano muoversi sul mercato dei vaccini. Si parla sempre più di un mercato parallelo, di broker, di mediatori che fanno salire i prezzi. Un garbuglio lontano da qualsiasi etica pubblica, destinato a diffondersi, nei prossimi mesi, più ancora del virus. Mentre, a fatica, finalmente, si fa strada un minimo dibattito sulle vaccinazioni nei Paesi più poveri, l’ultima, lontana frontiera di una prevenzione fragile e vulnerabile.