Accessibilità:
-A A +A
Print Friendly, PDF & Email

Governare le bugie prima che finiscano

Opinionista: 

Maledette bugie. Ormai siamo in piena sindrome Renzi. Ricordate l’Esecutivo del Pd che trasformava ogni minimo refolo congiunturale positivo nella narrazione di chissà quale svolta economica? Sta accadendo di nuovo. L’altro giorno - per dire - l’Istat ha certificato che a maggio la disoccupazione è scesa sotto il 10%. Un tripudio di tric-trac e mortaretti. Una buona notizia, certo. Ma questo dato non segnala alcun boom occupazionale, purtroppo. È solo il figlio statistico della maggiore permanenza al lavoro degli occupati più anziani dopo la riforma Fornero. A trainare la crescita, infatti, sono stati gli over 50 (+1,6%). Con tanti saluti a “quota cento” e ai suoi mitici giovani che dovevano essere assunti al posto dei prepensionati. L’occupazione giovanile ha segnato -0,7% (14mila in meno), con un aumento degli inattivi (+11mila). Per fortuna a maggio 2019 abbiamo avuto +67mila occupati in un mese. Questo ha fatto gridare Di Maio e Salvini al miracolo economico grilloleghista. A nessuno è venuto il dubbio che dietro questo dato possa esserci l’aumento dei lavori stagionali per l’avvio dell’estate? A noi sì. Allora siamo andati a guardare cosa accadde a maggio 2018. Già, che accadde? Che gli occupati in più rispetto al mese precedente furono 114mila (fonte Istat). Quindi, semmai è una frenata, non un’accelerata come vogliono farci credere. L’abitudine a mentire dei nostri governanti è ormai un marchio di fabbrica. Avevano promesso di ridurre le tasse, ci ritroviamo invece con il peggior incremento della pressione fiscale degli ultimi 4 anni (dati Istat). Per non dire che quasi 500 Comuni hanno aumentato l’addizionale Irpef dopo che il Governo ha sbloccato i rincari delle tasse locali. Ci avevano raccontato che avrebbero spezzato le reni alle multinazionali, ma ArcelorMittal mette in cassa integrazione 1.400 persone e minaccia di chiudere l’Ilva, mentre Whirlpool resterà a Napoli solo se incasserà altri soldi dei contribuenti. Ci avevano raccontato che il Governo avrebbe fatto ripartire l’economia, ma il Pil resta inchiodato attorno allo zero. Ci avevano raccontato che questo sarebbe stato l’Esecutivo amico delle imprese, ma i profitti delle aziende sono al minimo storico dal 1999. Ci avevano raccontato che in Italia ci sono un sacco di soldi fermi nei risparmi e che palazzo Chigi avrebbe ridato fiducia agli investitori, ma la propensione al risparmio è ulteriormente cresciuta dello 0,7%. È la prova che la gente magari li vota (per forza, non esistono alternative), ma non si fida. Dovevamo fare la guerra all’Ue e ci siamo ridotti a varare la più classica delle manovre correttive per rispettare i vituperati zero virgola. Dovevamo rivoltare l’Europa e ci ritroviamo con Germania e Francia mai così padrone come oggi. Ammettiamolo: era difficile fare peggio. Il tutto - terminata la sceneggiata della procedura d’infrazione Ue - mentre pende sulle nostre tasche una legge di Bilancio da 35-40 miliardi da varare in autunno, senza che nessuno abbia la minima idea di dove trovare quei soldi, se non facendo altri debiti. È di questo che bisognerebbe discutere. Ma farlo vorrebbe dire ammettere il fallimento di tutta la politica economica gialloverde. Con un’Italia sempre meno attrattiva per imprese e capitali e sempre più dipendente dai grandi decisori internazionali (vedi il calo dello spread grazie alla Bce). Altro che padroni a casa nostra. Quando le bugie finiranno, e toccherà governare le conseguenze di quelle raccontate finora, saranno dolori. Allora Salvini staccherà la spina. Presenterà un provvedimento con la flat tax per farselo bocciare, dando la colpa all’Europa e al M5S; quindi si proporrà di salvarci dai guai che lui stesso ha contribuito a provocare. A quel punto sarà pronto per trionfare alle elezioni nel 2020. La resa dei conti d’autunno ha già il suo vincitore.