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I cambiamenti “sociali” nell’era del Coronavirus

Opinionista: 

Cosa dire di questo triste momento storico nel quale siamo precipitati. È una indicibile sofferenza! Una schiavitù dello spirito! Un’alba di morte! In merito, la considerazione più repentina ed immediata che ci viene di fare, è l’avvenuta diminuzione della dimensione di onnipotenza nella quale gli esseri umani stavano vivendo. Sembrava si fosse raggiunto il dominio della terra e dei cieli. Che sul globo terrestre nessuna potenza o avverso fato potesse resistere alla forza dell’uomo. È bastato un invisibile microbo per far crollare di colpo questo castello di carte. Comunque, non è la prima volta che accade. Durante la “Belle Epoque” l’umanità stava vivendo lo stesso stato di esaltazione legato al benessere, all’agiatezza ed alla prosperità, nonché alle conquiste scientifiche e quelle della medicina. Poi come un rullo compressore, arrivò prima la Grande Guerra e subito dopo la “spagnola” triste epidemia che arò quel poco che era rimasto. In merito a questa pandemia, denominata “Covid-19”, che come un orrido mostro uscito dalle viscere della terra, sta divorando l’umanità, s’impone anche un’altra ed ugualmente triste considerazione. A ben guardare sembra quasi come se la natura si fosse ribellata, rivoltata e insorta contro l’uomo. Dopo secoli, anzi millenni, nel corso dei quali l’ha stravolta, alterata, maltrattata e piegata al suo volere improvvisamente si è risvegliata dal torpore, iniziando a riappropriarsi dei propri diritti naturali. Sempre in merito alla natura che si è ribellata contro la prevaricazione da parte dell’uomo, oltre a tanti segnali negativi ve ne sono anche di positivi. Il Sarno, notoriamente fiume più inquinato d’Europa, nel momento in cui le attività lavorative hanno subito una temporanea forzata stasi, è ritornato ad essere cristallino, come non mai. Anche gli animali si stanno riappropriando dei propri spazi e dei propri diritti. Un cinghiale, cosa inaudita prima di questo cataclisma, è stato visto aggirarsi per le strade di Roma. Il Pontefice è però da dire che era stato profeta. Papa Francesco infatti, nell’enciclica “Laudato Sì” aveva invocato l’uomo a proteggere la natura - Sua fonte di vita - dallo stesso uomo che la minacciava. Le misure per il contenimento dell'emergenza epidemiologica da Covid-19 hanno comportato la limitazione di diversi diritti costituzionali, compreso l'esercizio delle attività di culto. Facendo ricorso alla compilazione delle autocertificazioni, più volte modificate, per legittimare i movimenti per lavoro, salute, culto e altre necessità. Le Chiese pur non chiudendo al culto, hanno determinato che le celebrazioni religiose si sono svolte con la presenza dei soli celebranti e degli accoliti necessari per il rito, senza la partecipazione dei fedeli, proprio per impedire raggruppamenti che potevano diventare potenziali occasioni di contagio. Per limitare gli spostamenti dalla propria abitazione, si è resa necessario che l'accesso alla chiesa avvenisse solo in occasione di spostamenti determinati da "comprovate esigenze lavorative", o per "situazioni di necessità", che la chiesa sia situata lungo il percorso e che, in caso di controllo da parte delle Forze di polizia, possa esibirsi la prescritta autocertificazione o rendere dichiarazione in ordine alla sussistenza di tali specifici motivi. Per quanto riguarda i riti della Settimana Santa come non ricordare Papa Francesco da solo in Piazza San Pietro. Le stesse considerazioni valgono per coloro che hanno esalato la loro anima nei luoghi di degenza senza il conforto di stringere la mano di un familiare, né ricevendo una messa in suffragio, né un corteo funebre ma una semplice ed unica benedizione della salma. In questo quadro di ridimensionamento e ritrovamento degli antichi valori vi è stato un ritorno alla famiglia, alla meditazione, alla riflessione, alla concentrazione ed al raccoglimento con se stessi. Il tutto alimentato da una calma forzata. Quel vortice, quel ritmo frenetico, divenuta vera spirale, che turbinava intorno all’uomo, annullandolo e cancellando la sua spiritualità, si è placato. Era come un tempestoso vento che, soffiando, piegava i rami e staccava i fiori. Cosa dire poi del distanziamento sociale. Un vero e proprio cataclisma nei rapporti interpersonali. Le aggregazioni e le grandi adunate sono state cancellate. Che sia stato anche un bene? Quale migliore occasione per ritrovare la propria coscienza, il proprio io, immergersi nella meditazione ed elevare la propria spiritualità a regina del mondo. Ciò, a danno della “macchina” intesa nell’accezione più ampia, ma purtroppo anche negativa del termine. In relazione a questa nuova dimensione di stasi e quiete nella quale l’uomo si è trovato immerso, vi è un’immagine che rende estremamente eloquente quello che di sicuro non può non essere definito se non un cambiamento epocale. In passato se si voleva dare l’idea di una persona inetta, vuota e perché no, anche sfaticata, si prospettava la figura di un individuo, magari anche un po’ panciuta, che sonnecchiava su un sofà o un divano. Oggi quella stessa immagine ha assunto un valore completamente diverso. Da negativa è diventata positiva. In quanto emblema di un uomo disciplinato, corretto ed ossequiente alla legge, che resta a casa per evitare e diffondere il contagio. In merito sono state introdotte nel linguaggio comune anche nuovi parole, come sempre accade, allorquando tutto muta. In relazione al primo uomo che pose piede sulla Luna, venne coniato il vocabolo allunaggio. Il Prof. Francesco Sabatini ha ripetutamente ribadito di non usare anglicismi o americanismi... non lockdown ma chiusura, non triage ma smistamento, non smart working ma lavoro agile, non meeting ma riunione, come a dire Amiamo la lingua italiana! Dai tempi più remoti si è sempre detto: “tra galantuomini una stretta di mano vale più di qualunque firma!”. Ebbene, il Covid-19 è venuto a porre termine anche a questa sana ed antica consuetudine. Così come quel saluto fatto con un cordiale abbraccio, sempre accompagnato da un sorriso. Il timore del contagio lo ha impedito. Qualcuno ha pensato di sostituire queste forme di atavica affettuosa comunicazione, con il tocco del gomito. Di sicuro più salutare, però decisamente scomodo. Andrebbe quindi ritrovato quello degli antichi romani, fatto con il pugno chiuso ed il braccio piegato sul petto. Leggi cuore. Quante volte abbiamo immaginato come potesse essere una città del passato. Niente auto, niente smog, niente passaggi di mezzi pesanti e niente rombi di motociclette. Solo il fruscio del vento tra i rami degli alberi, il cinguettare degli uccelli ed il ticchettio dei passi della gente nelle strade, nei vicoli e nelle piazze. Nel contempo vi è stato anche un elemento negativo. L’assenza di quei profumi e quegli odori che caratterizzavano la vita di una città e che, quasi come un orologio naturale, scandiscono le ore della giornata. Di mattina la fragranza del caffè, ad ora di pranzo il profumo dei manicaretti e di sera l’aroma della pizza e dei suoi ingredienti. Il Manzoni in quello stupendo affresco che ci dà della peste di Milano, parla dei monatti, i quali con un carretto vanno per le strade a raccogliere i morti. Oggi, in una società più evoluta, tale triste compito è toccato ai soldati dell’Esercito Italiano. Nell’intento di seppellire nel modo più rapido possibile i morti, evitando così all’umanità ancora più gravi sciagure, hanno provveduto, tra l’altro, al trasporto nei cimiteri delle salme, a prendersi cura degli anziani e alla disinfezione. Ancora una volta al servizio del Paese! Un ulteriore passaggio ci attende. Il blocco totale di tantissime attività lavorative, sta facendo emergere un problema economico, che a breve farà sentire tutto il suo peso. Alla epidemia sanitaria farà seguito un’epidemia economica. Attendiamoci quindi, con serenità e maturità un cambiamento globale della vita dell’uomo sulla terra. L’auspicio è che questo momento di riflessione, perché anche questo è stato, possa finalmente condurre alla fine di tutte le divisioni e far trionfare la solidarietà, l’unione e l’accordo, nell’aura dell’insegnamento evangelico.