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I numeri dell’estate di un’Italia che cambia

Opinionista: 

La svolta metereologica di queste ore segna, ufficialmente, la fine di una lunga estate, solcata, tra l’altro, da uno straordinario successo del turismo nel nostro Paese. Numeri da record, settimane da tutto esaurito, incassi che hanno  irrobustito il PIL, dando energia e vigore a tante realtà del Belpaese. Leva fondamentale, a nostro avviso, più che la politica turistica nazionale e locale, il dato che l’ Italia resti ancora, fortunosamente, lontana da qualsiasi attentato terroristico, orientando la bussola di molti stranieri verso lo Stivale. Ma il tema non può essere semplicemente misurato in chiave economica. L’exploit del turismo sviluppa la necessità di una riorganizzazione globale di tutti i servizi di ogni grande città, assediati da un’utenza allargata, ingombrante, sempre più esigente. Molti turisti, del resto, abituati a Paesi dove il mezzo pubblico funziona perfettamente, privilegiano il trasporto su tram, pullman, metropolitane, affollando realtà spesso già al collasso, aggravando ulteriormente una situazione gestionale già particolarmente difficile. E rispetto a strutture pubbliche incapaci di arginare questo fenomeno nuovo, si registra, per converso, un modello privato disposto sempre a rilanciare, pronto ad entrare in pista, soprattutto sul piano della ristorazione, con la forza di centinaia di migliaia di euro. Il boom di bar, pizzerie, ristoranti è, ormai, sotto gli occhi di tutti. Secondo Unioncamere, nel 2016, a Napoli, le statistiche parlano di 2942 bar e di 2441 ristoranti. In cinque anni, i ristoranti sono aumentati del 40%, un dato che fa oggettivamente riflettere su molti fronti. Ma il fenomeno non è soltanto locale. Anche a Milano, Firenze, Bologna, Roma, l’incremento si è mosso, più o meno, sugli stessi livelli, dando vita, tra l’ altro, ad un esercito di minimarket affidati a gruppi di extracomunitari. Ma è un fenomeno che va osservato con la lente d’ingrandimento dei numeri reali. La mortalità di questi esercizi è elevata. Dal 2011 ad oggi, tre su quattro hanno abbassato le saracinesche, vittime di un eccesso di offerta nel settore ma anche di un sostanziale abbassamento della qualità media dei prodotti. Siamo oggi, complessivamente in Italia, a 367mila attività, 197mila ristoranti, 170mila caffetterie. Numeri davvero importanti che impegnano, lavorativamente, milioni di persone. Numeri importanti che vanno tutelati con intelligenza. Perché anche le mode del turismo possono cambiare in pochi mesi, dietro la scia di una qualsiasi campagna giornalistica o di un evento capace di seminare paura e sconcerto.