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Il fenomeno degli abusivi della sosta: dov’è la novità?

Opinionista: 

La premessa è d’obbligo. Il fenomeno dei parcheggiatori abusivi non è una novità nel panorama della città di Napoli e da parecchi lustri, ormai, ha cambiato pure connotati. I tempi della figura “romantica” del disoccupato che chiedeva una somma a piacere, in cambio della sorveglianza dell’auto in sosta, infatti, non esistono più, ampiamente superati da un business altamente remunerativo, totalmente, o quasi, sotto il controllo della criminalità organizzata. C’è poco da restare sorpresi, dunque, il fenomeno esiste da decenni, è sotto gli occhi di tutti e si è potuto proliferare in assenza di una ferma e determinata attività di contrasto, innanzitutto a livello politico-amministrativo. Nonostante le denunce e le indagini condotte sin dal ‘92, quando si arrivò addirittura alla provocatoria misura del sequestro di alcune strade e piazze della città, decisa da due intraprendenti magistrati, Menditto e Piscitelli, con la consulenza del sottoscritto per conto della Procura, nulla è cambiato in questo lungo periodo. A parole tutte le amministrazioni hanno lasciato intendere di voler combattere questa piaga, ma nei fatti, con l'eccezione di sporadici casi, si sono mostrate sempre latitanti. Persino quando sono state introdotte nuove norme, come il Dacur, sotto l’impulso dell’attività di studio e proposta della Commissione giuridica dell’ACI Napoli, la passata Amministrazione comunale non intese applicarle. Come dimostra la rinuncia a redigere un apposito regolamento di polizia urbana che definisse le aree entro cui applicare, anche ai parcheggiatori abusivi, questa innovativa misura che prevede progressivamente pene sempre più restrittive sino all’arresto del trasgressore. Non solo, anche la persistente riluttanza ad attivare e regolamentare il servizio di rimozione forzata dei veicoli in sosta vietata, d’intralcio alla circolazione, va letta come una tacita concessione delle amministrazioni passate agli abusivi, liberi così di operare senza il rischio del prelievo coatto delle auto dei loro clienti. Ora che finalmente l’anomalia è stata superata, ed anche nella terza città d’Italia sono all’opera i carri attrezzi per ristabilire ordine, sicurezza e decoro sulle strade, ci si accorge della loro importanza nella lotta alla sosta abusiva, come andavamo sostenendo da anni. E le recenti minacce subite dagli operatori del servizio ne sono una lampante riprova. Non ci sono quartieri avulsi da questa piaga, persino siti di rilevanza storico-culturale come Palazzo Reale ne sono affetti, come avemmo modo di denunciare già nel lontano 2013 alla Procura Generale della Repubblica ed al Presidente del Consiglio Superiore dei Beni Culturali. Evidentemente, se negli anni non si è mai voluti intervenire con decisione per porre un freno a questa illecita attività i motivi sono molteplici. Fra questi, spicca la sua funzione di ammortizzatore sociale: assicura, cioè, un “lavoro” che, per quanto irregolare sia, garantisce la sopravvivenza di centinaia di famiglie. Senza trascurare, poi, il considerevole bacino elettorale costituito dall’entourage che gravita intorno a questo fenomeno, molte volte tollerato dagli stessi automobilisti per i quali il parcheggiatore abusivo rappresenta un‘ancora di salvezza: fornisce loro un posto-auto altrimenti introvabile regolarmente. Ma, il dramma della disoccupazione e della povertà non può essere barattato con una riduzione di legalità, tanto più che l’attività del “guardiamacchine” non autorizzato, sovente, viene esercitata facendo ricorso a vere e proprie forme di estorsione e di taglieggiamento. Fa piacere, pertanto, che l’attuale Amministrazione abbia preso seriamente in considerazione la lotta all’abusivismo con ogni mezzo persuasivo e repressivo. Si tratta di una svolta importante che lascia ben sperare per il futuro, ma non è sufficiente. Serve agire anche sul piano preventivo che significa, innanzitutto, incrementare l’offerta di parcheggi regolari, esterni alla carreggiata, in modo da destinare la strada alla sola circolazione dei veicoli così come prescrive la legge. Non è una soluzione facile, né immediata, ma considerarla tra le priorità nell’agenda di governo locale è già un notevole passo avanti e di positiva discontinuità con il passato che ci fa guardare avanti con fiducia.