Accessibilità:
-A A +A
Print Friendly, PDF & Email

Il filo invisibile che lega Nero Wolfe e De Luca

Opinionista: 

C’è un filo invisibile che tiene legati Rex Stout, scrittore americano di "gialli intellettuali" con il governatore della Campania, Vincenzo De Luca, e il sindaco Luigi de Magistris. Con entrambi, perchè in Fisica come in Amore gli opposti si attraggono (ricordate Catullo e il suo Odi et amo?). Stout inventò il personaggio dell'investigatore privato Nero Wolfe, una montagna di simpatia e di intelligenza con il debole per le orchidee, supportato dall'aiutante Archie Goodwin, fedele e scaltro e rubacuori. Negli anni 60, tra le tante buone produzioni in bianco e nero, la Rai cominciò a trasmettere gli sceneggiati. Erano gli anni della Ricostruzione, della fatica e della voglia di ricominciare a sorridere, dei poveri ma belli, dei sogni e dei progetti, del frigorifero e della Seicento. E alle venti e trenta eravamo tutti lì, nel tinello comprato a rate, ad emozionarci e a commuoverci e a ridere davanti alla tv. Tutti lì, noi che per fortuna quegli anni li abbiamo vissuti ed eravamo testimoni stupiti e silenziosi di un progresso che cominciava a travolgerci. Eravamo lì e aspettavamo lo sceneggiato guardando Carosello. E gli sceneggiati con Nero Wolfe ebbero un successo straordinario perchè la Rai ebbe la fortuna di pescare gli interpreti giusti: Nero era un monumentale (per bravura) Tino Buazzelli e Archie era uno strepitoso Paolo Ferrari. Altri tempi, ma quella era davvero una signora televisione. E c'era Carosello: erano sketch pubblicitari di pochi minuti con la rèclame di prodotti commerciali affidati a personaggi famosi. Sì, all'epoca si chiamava rèclame e noi ragazzini di quegli anni ci entusiasmavamo anche per una pubblicità e, pensate, ridevamo felici. Intanto in un'altra parte d'Italia, a Este in provincia di Padova, i discendenti dei fratelli Barbieri continuavano la produzione con metodi quasi artigianali dell'Aperol, un aperitivo inventato sul finire dell'800 che ebbe subito un grande successo. Poi l'artigianato cedette il passo all'industria e la Fratelli Barbieri capì che bisognava mettersi al passo dei tempi. E fu pubblicità, fu progresso, fu Carosello. E tra gli sketch spesso si vedeva un tipo simpatico ed enorme, sempre sbadato, che all'improvviso ricordava qualcosa ed esclamava: "Ah, Aperol!". Il tizio smemorato era Tino Buazzelli e anche la sua simpatia contribuì al diffondersi dell'uso dell'Aperol, inizialmente consumato soltanto nel Veneto. E dopo fu happy hour, nato in America e sviluppatosi velocemente in tutto il mondo. Anche in Italia, naturalmente, e col tempo l'happy hour è diventato l'happy day e si beve a tutte le ore (non soltanto in Italia). Il resto è storia di questi giorni incerti, confusi, sospesi e perplessi: sono i giorni in cui siamo a pezzi, in ginocchio e con un futuro che non abbiamo il coraggio di inserire nei nostri programmi perchè preoccupa, preoccupa assai, e la mancanza di lavoro sarà il tratto che caratterizzerà i disoccupati di ogni età. Ma gli eserciti sono già schierati, l'un contro l'altro armato, guidati da due condottieri che non cedono di un passo: da una parte De Luca con le sue ordinanze liberticide e la chiusura dei locali pubblici alle 23 e il divieto di asporto di alcool dopo l'ora X. Dall'altra il libertario de Magistris che invoca il tutto aperto senza limiti e progetta pedane su via Caracciolo per ampliare la capienza dei ritrovi. E forse avremo anche la pizza allo scoglio. Un presente incerto e un futuro senza indicazioni (come diceva Hemimgway). E il paradosso è che i nostri problemi esistenziali sono: fino a che ora si può bere nel bar, quali sono i confini del mio diritto allo spritz in piedi, la pizza sugli scogli è una conquista di civiltà, come la birra con i taralli. Ma soprattutto: a notte fonda, quanto è importante la sensazione dei residui delle mandorle e del pepe tra i denti? O è preferibile una sciacquata finale di Peroni, alla faccia di De Luca?