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Il mancato confronto e la sfida del Cardinale

Opinionista: 

Ci siamo. Domani si va al voto per decidere il futuro di Napoli da venticinque anni in qua ancora alla ricerca di una degna opzione di sviluppo. Sono gli esiti di rigorose indagini a ricordarcelo. A parte questo, ciò che spiace di più e che si vada alle urne nella maniera peggiore, nel segno della confusione, dei soliti “valzer” tattici, che non aiutano a capire, a dare un’idea di maturazione civica, cui deve ambire una metropoli per essere moderna e di vitali risorse, umane e culturali. Invitiamo chiunque a dimostrarci il contrario, soprattutto sulla mancanza, molto avvertita, di un confronto, riguardante il programma di città. Confronto, connaturale allo spirito di ogni consultazione, che toccava ricercare anche al sindaco uscente, de Magistris. Era lui a dover favorire coraggiosamente la opportunità di un “contraddittorio” di natura progettuale con il maggiore e storico oppositore, Lettieri, che l’ha ricercato invano. Quale occasione migliore di questa per discutere temi cruciali e far tacere coloro che lo hanno criticato di non aver mai avuto un programma e di essere diventato sindaco per grazia ricevuta? Napoli meritava questo “faccia a faccia”, ha sbagliato il sindaco a evitarlo dando adito a critiche giuste sull’approssimazione delle sue proposte. Che trova conferma in un “depliant” del suo comitato elettorale, più simile a un menu di megasagra, che a una scelta di futuro, dove nell’affastellamento degli argomenti, c’è anche la più imperdonabile delle lacune: aver ignorato, tra circa 110 voci, un disegno rigoroso di “Città Metropolitana”. Considerata quasi un optional non la strada maestra per il riscatto. Visto che spesso si parla del “modello Barcellona” di città moderna e avanzata da imitare, giova ricordare che esso è partito da un progetto di respiro metropolitano e una legislazione di “governance” territoriale finalizzata all’impresa. Roba a Napoli ancora in alto mare. Quanto ai colpi di scena, per usare un gergo sportivo, da zona Cesarini, di cui abbiamo colto autorevoli distinguo, non possiamo non ritenere sorprendenti due simultanee “ritirate” di de Magistris e dell’Unione Industriali: del primo, che si è convertito al mercato, fino a qualche mese fa la sua bestia nera, facendosi addirittura portavoce del governo per il Porto e Bagnoli della seconda, per aver “condonato” le inefficienze macroscopiche di questa Giunta. Si dirà, diplomazia. A noi sembra più accondiscendenza. Per fortuna a spazzare via ogni ipocrisia elettorale ci ha pensato la Chiesa - il cardinale Sepe - che, al di sopra di ogni sospetto di ingerenza e di meschine strumentalizzazioni, con la sua “sfida” evangelica, ha parlato chiaro alle classi dirigenti, alle istituzioni, alla società nel suo insieme, invitando tutti, a uscire dalle vaghezze, perché senza la “bonifica della miseria”, senza il lavoro, non si sradica il seme della violenza, non si crea un mondo più giusto. Quanto basta per far riflettere seriamente sul voto amministrativo di oggi e su chi ha portato la città allo sbando.