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Il Nord “non regge più” senza un Sud produttivo

Opinionista: 

Lo sapevamo dal Quattrocento avanti Cristo (guerra del Peloponneso), che se “Atene piange, Sparta non ride” e che, per riprendersi, le due città hanno avuto bisogno una dell’altra. Ecco un bell’esempio di vichiani “ricorsi storici”. Dopo due millenni e mezzo, la guerra alla pandemia tutt’ora drammaticamente in atto ci sta dimostrando che il nostro Paese non si rimetterà stabilmente in piedi senza la solidarietà, convinta e operativamente efficace, delle venti regioni che lo compongono. Prendendo spunto dal conflitto della Grecia antica, stiamo imparando che se la Lombardia, colpita duramente nel suo cuore economicosociale, ha di che guarirsi ferite profonde, la Campania non ha ovviamente di che renzianamente “stare serena” e tanto meno di “ridere” con i guai che ha. Nè il nostro Paese ha di che rallegrarsi se, ora, è il Nord a vedere che da solo non ce la fa più e di avere un “vitale bisogno” del Sud. *** IL PENTIMENTO DI BOSSI. Dopo mesi di eclisse dalla politica, si “risveglia” improvvisamente Umberto Bossi alla soglia degli ottant’anni. In un’intervista, ripresa da tv e social, suscita non poco stupore quando afferma che “il Nord non può più permettersi un Sud senza sviluppo” e che occorre “un coordinamento tra le due parti del Paese per creare, con una progettualità rapida ed efficace, lavoro e occupazione”. In sostanza, “una catena che va dal Nord dove si imposta il processo produttivo, al Sud dove questo processo si completa”. Non c’è che dire: una bella, propositiva idea di vera coesione sociale che mai si sarebbe sentita dal senatùr ex “celodurista”, fondatore della Lega Nord “per l’indipendenza della Padania”. *** CONVERSIONE INASPETTATA. Era il gennaio 1991 quando, tra le nebbie politiche della pianura padana, cominciò a muoversi il Carroccio: quale offesa ad Alberto da Giussano e allo spadone libertario da lui impugnato nel maggio 1176 (battaglia di Legnano), per fermare l’avanzata del Barbarossa. Da allora il vero vessillo bossiano è stato il più bieco antimeridionalismo. I suoi occhi non vedevano altro (federalismo d’epoca cavernicola) che un’Italia segata in tre parti: Padania al Nord, Etruria al centro e Borbonia al sud. A un triangolo economico motore del Paese, poteva tranquillamente contrapporsi un Sud destinato a vivere di sole briciole e di espedienti o di attività marginali come, per la Calabria, la produzione del bergamotto. *** ROZZO ANTIMERIDIONALISMO. Divenne così furioso e accecante che di molte “uscite” si fece argomento da Bagaglino. Si immaginò che, offerta a Bossi la possibilità di uccidere un immigrato o un meridionale, alla domanda quale dei due avrebbe ucciso per primo, lui non avrebbe esitato a rispondere: prima l’immigrato e poi il meridionale. E per quale motivo? ”Perchè prima il dovere e poi il piacere”, la risposta. Si pensò che quando la Regione Campania avesse offerto 15 mila euro ai napoletani che, per paura di una violenta eruzione del Vesuvio, decidessero di abbandonare le pericolose case sulle pendici, lui si sarebbe precipitato per offrire il doppio, trenta mila, a chi fosse rimasto (in quel tempo, quando il Napoli giocava al Nord, si invocava “Vesuvio, Vesuvio”). Adesso l’inaspettata conversione bossiana: la pandemia come una moderna, paolina via di Damasco? *** UNA PALLA DA COGLIERE AL BALZO. Se pure fosse non più che una semplice provocazione, l’intervista del leghista storico (ora quasi “arcaico” visto che la Lega salviniana è diventata meno populista, più italianista ed europeista), dovrebbe indurre a riflettere con serietà sulla mutazione “genetica” dei tempi e profittarne per dar vita a un progetto organico che provveda a rifondare l’unità del Paese, a colmare vuoti discriminanti e a recuperare ritardi imperdonabili. Con il Recovery, o Next Generation Eu, e i 192 miliardi che porta in dote, Nord e Sud finalmente insieme possono dimostrare di andare oltre rispetto a quanto si fece con il piano Marshall del dopoguerra (dal 1947) e poi con la mai adeguatamente rimpianta Cassa per il Mezzogiorno (diventammo la settima potenza industriale….).Solo così sarà davvero possibile pensare, come dice il premier Mario Draghi, che anche da noi il futuro comincia a riacquistare sapore.