Accessibilità:
-A A +A
Print Friendly, PDF & Email

Il nostro giardino del bene e del male

Opinionista: 

Ci risiamo. Ricominciano i commenti e le analisi socioeconomiche sulla provenienza etnicoculturale del balordo assassino di turno, dell'emulo idiota delle teorie farneticanti insulse ed ignoranti del Ku Klux Klan in salsa nostrana, "l'ultrà Amedeo Mancini", una definizione una garanzia, signori: così abbiamo capito tutto! La superficialità con cui tendiamo a catalogare un individuo e le sue azioni - in particolare nefaste - a rendere comprensibile o dissertare sulla genesi dei suoi atti, su come abbia potuto compiuto un tale orrore, a differenza di quanto si crede normalmente, fa passare ad arte il messaggio subliminale che l'evento tragico sia un odioso caso isolato, in una cittadina differente per cultura, sentimenti e capacità relazionali, un maledetto esempio di "mela marcia" e basta, la cui violenza e intolleranza si è alimentata nell'oscuro sotterraneo dove covano le teorie degli ultras, come nel caso dell'assassino di Ciro, a Roma. Il neonazismo, figlio di una cultura xenofoba mai morta, rappresenta il "portolano" più accurato e calzante per questi sbandati, alla deriva mentale nel mare oscuro del proprio inconscio, preda totale di ambiguità genetiche, che, sebbene presenti in ognuno di noi, in costoro assumono il sopravvento anomalo, la gestione totale di una mente che non ha retto alle sfide dei momenti della vita e si ritrova, da solo o in buona compagnia, a celebrare la liturgia di un'ideologia crepuscolare, gotica e falsamente misteriosofica. Sebbene non scevri da errori storici e comportamenti pseudorazziali, i napoletani dovrebbero comprendere più degli altri il pericolo e le turbative sociali che tale ideologia comporta; lo hanno troppo spesso vissuto e subìto sulla propria pelle; forse per questo (possibilità lavorative ed imprenditoriali permettendo) siamo più aperti, più sodali e comprensivi verso i "diversi" di qualsiasi natura, magari con un pò di estemporaneo sfottò, come amiamo fare con conterranei di altre città, amplificando il significato del campanilismo a locuzioni colorite, perchè alla base della filosofia popolare partenopea c'è una verità semplice: ogni uomo racchiude in sé le radici genetiche del bene e del male, e non è che ci puoi fare più di tanto, perchè non ama confrontarsi con le proprie paure e debolezze. Mi sembra pretestuoso affermare che la cittadina nobile, laboriosa e ricca di cultura si dissocia, non accetta tale inaudita violenza, abituata com'è a vivere ed essere famosa per la sua professionalità e produttività, stigmatizza. Come per Fermo, si può dire per Roma, o Torino, o Firenze, o Napoli, o per qualsiasi luogo dove tali inconcepibili atti possano accadere! Nessuna città si differenzia da altre per i suoi ideali fobici o ambiguità sociali così drastiche e stupidamente elitarie, tali da farne un esempio anormale. Essendo un coacervo di umani, sono tutte esempio di intolleranza, sia verso l'uomo del sud, sia verso il diverso per tendenze sessuali, lo straniero con un differente colore della pelle, con una differente religione, o quella massa "insulsa, sudicia e invasiva come una malattia tumorale" che assale i nostri confini, che si insinua nella nostra società, rubando posti di lavoro e offendendo la nostra storia". Poco importa se fuggono da morte certa, dalla distruzione sistematica ed etnica della propria terra, se lungo il tragico pellegrinaggio verso la "terra promessa" perdono figli appena nati, mogli e mariti, e magari credono nel nostro stesso Dio, e se fermandosi a lavorare nel nostro Paese ci fruttano 300 milioni di euro di fatturato annuo, sono solo...scimmie! Sarà una convinzione scientifica o religiosa, ma l'uomo "è il bene e il male", e secoli di guerre, di acquisizioni culturali, di nazionalismi patinati da differenze etiche ed antropologiche, hanno solo scalfito la superficie, levigando le grinzosità fondamentali e il radicalismo fobico, ma ancora oggi i conti non tornano. Osservando intorno a noi a 360 gradi, c'è un'esplosione razziale negli USA, che non si vedeva dai tempi di Martin Luther King, e con il primo presidente afroamericano; i tumulti sanguinosi di euro 2016 non si possono licenziare con l'alibi dell'oltranzismo delle tifoserie; il 50% dei britannici ha chiaramente espresso il desiderio di essere autarchico dal resto di questa Europa mai cresciuta; i cinesi hanno scoperto l'acqua calda economica per conquistare mercati ed interi territori senza un colpo di mitra e l'Africa fra poco parlerà la loro lingua; la Turchia ha ancora la spudorata arroganza di negare il genocidio armeno, nonostante le parole esortanti al perdono pronunciate da Papa Francesco. E noi? Non avendo altre persecuzioni antiebraiche da consumare, diamo addosso a questi brutti musi neri o gialli che siano, ammazziamo chiunque, donne, bambini e stranieri per nascondere la crisi della nostra cultura aperta, mediterranea e innanzitutto produttiva... intanto, noi napoletani ci salviamo con Dolce & Gabbana, mentre raccontano la loro Italia patinata, fra i vicoli sanificati per l'occasione e gli antichi palazzi gentilizi decaduti, in quello che da sempre è il nostro "giardino del bene e del male".