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Il Paese soffre, basta il “karaoke” del premier

Opinionista: 

Basta! Non se ne può più di un premier, per giunta non eletto dal popolo (un limite, non per la Costituzione, ma imperdonabile per il movimento populista, suo sponsor e referente ) che annuncia un decreto, se lo rimangia, lo riannuncia, afferma che è il definitivo e non lo è, commenta poi il definitivo, ancora in fase di correzione, e ,infine, chiosa lo stesso testo pubblicato nella Gazzetta. Da infliggere, di volta in volta, a reti unificate televisive un supplizio disorientante, senza aggiungere nulla di nuovo a quello che già si sapeva e si sa da tempo. Che il Governo, per dirla con il linguaggio più comprensibile da antico e nostalgico conio: non ha una lira. E però le prova tutte per prendere tempo, cercare di rassicurare e di distrarre la gente, spostando spregiudicatamente ogni interesse, come si è tentato di fare ieri alla Camera da parte dei Grillini sulla emergenza Sanità in Lombardia, per colpire la componente più forte dell’opposizione, con un processo strumentale. “Calunniate, calunniate: qualcosa resterà” per dirla con Bacone o Rosseaux . Ma Conte, Pd, Italia “Sopravvive”, Leu hanno fatto autogol. Questo Governo ha una gravissima responsabilità: sono gli atti parlamentari, i decreti legislativi a poterlo dimostrare. Se Monti smantellò la Protezione Civile, Conte, pur essendo stato investito a ricostruirla, non lo ha fatto. Anzi nel momento in cui il Virus Canaglia divenne sempre più minaccioso, giunse a dire in tv addirittura una colossale bugia, alla presenza del ministro della Salute, Speranza, affermando: “Siamo pronti, preparati ad ogni evenienza”. Si è visto come fosse pronto il Governo, a cominciare dalla Lombardia, che fa parte ancora dell’Italia, indipendentemente da ciò che riportano i “sillabari penta stellati”. Bene ha fatto la Lega a chiedere non ieri ma, in tempi insospettabili, una Commissione parlamentare d’inchiesta sulla gestione delle misure di prevenzione e di contenimento per fronteggiare la pandemia, mentre il presidente del Consiglio faceva “La vita in diretta”, “Domenica in” e, qualche volta, anche “le previsioni del tempo”. Venendo alla realtà odierna molto più pressante della ripresa, mai iniziata, è bene dire subito che quando un premier è impegnato soprattutto su come poter restare a galla, promettendo ciò che non poteva promettere, nel momento peggiore, più critico dal dopoguerra ad oggi, era inevitabile che la gente, prima o poi, cominciasse a mostrare segni di insofferenza. Ora davvero preoccupanti per alcuni risvolti, che non possono più essere visti come fisiologici di un normale contesto sociale ma conseguenza di sacrosante esasperazioni. I vari episodi, accaduti in questi giorni, intensificatisi nelle ultime ore, dal Nord al Sud, con manifestazioni, denunce forti, segnali inquietanti da inquadrare nel cronico stallo del Governo - incapace di gestire la normalità, figuriamoci una emergenza del genere - devono far riflettere e subito i massimi vertici istituzionali. Che non possono più stare alla finestra, lasciando che le cose si stemperino da sole, che saranno cioè le decantazioni, dopo passaggi delicati, a portare il sereno. No. Questo atteggiamento poteva e può essere valido in tempi non critici. Ma oggi con le difficoltà di varia natura, conseguenti al blocco della nostra economia, della gente che non ha più come vivere, una disoccupazione disperata e incontenibile, i “karaoke” televisivi, le parole non servono più. Servono tempestività a sostegno di tutte le fasce sociali, liquidità concreta “ad horas”, con flussi veri, cospicui di denaro, cassa integrazione, pagata subito, per intero e non a rate . Nonostante una serie di decreti, annuncianti da più di un mese a questa parte milioni, miliardi in arrivo, non si vede ancora un euro bucato. Bando alle ipocrite tregue istituzionali. Fa bene il centrodestra a ricordare con una grande manifestazione di popolo, che è stato e resta un errore, mentre la crisi diventava sempre più grave e di vaste proporzioni, averla lasciata gestire da un uomo solo, che ha mortificato anche il precetto costituzionale della collegialità ministeriale per stare sempre lui da solo su un trono. Questo esecutivo, oltre ad essere formato da “incompetenti “, lo ha scritto Paolo Mieli ieri l’altro sul “Corriere”, quel che è più grave - e di ciò si è ormai sempre più convinti- ha un premier inadeguato e presuntuoso. È giusto ricordarlo oggi; e nel momento, in cui la frittata è fatta. Da un avvocato, per di più docente universitario, ingaggiato nel marzo del 2018, all’inizio della legislatura, da Di Maio e Salvini, che accettò di fare il premier di un Paese, tra i Sette più industrializzati, in base non un programma articolato, condiviso e concordato, ma di un “contratto a scatola chiusa”, da realizzare senza fiatare, e per giunta senza la visione di un futuro per l’Italia, era impossibile aspettarsi qualcosa di positivo. E lo si è visto da subito. Il “karaoke” contiano da “Stiamo lavorando”; “Non lasceremo nessun indietro”; “L’Europa sarà al nostro fianco”; “Le banche dovranno soddisfare le richieste dei cittadini” non ha trovato nei fatti una sola conferma da quanto auspicato. Un brutto segno: Europa e banche non hanno più fiducia in lui. Ma non se ne vuol prendere atto.