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Il pensionato irretito dallo Stato cannibale

Opinionista: 

In diversi momenti di tensioni sociali, di confusioni politiche, l'attenzione dei partiti si è rivolta puntualmente al variegato mondo dei pensionati. Esiste in giro, d'altronde, sebbene con risibili risultati, un loro partito, un'utopia chimerica destinata al fallimento già al momento della nascita. Un partito non è un sindacato di categoria e non è questo il caso dei pensionati, sia per storia culturale, per esperienze lavorative, per l'ampio spettro salariale, e ovvia differenza retributiva e contributiva legata al mondo del lavoro privato o pubblico. Due mondi storicamente in battaglia tra loro da oltre cinquant'anni, con sindacati pronti a fregarsi, pur di ottenere obiettivi migliori a scapito di un settore o dell'altro. Uno scontro sociale che, a ben considerare, ha avvantaggiato lo Stato infido e tartassatore. Se da un lato propagandava la sua funzione sociale e sodale, promettendo e garantendo il mitico "posto fisso", dall'altro lasciava con piacere la gestione del libero mercato del lavoro ai privati, assicurando comunque una "partecipazione" statale nei momenti di crisi. Il reale beneficio del posto statale, parastatale e simili, era la capillare acquisizione di un "humus" immenso da cui ricavare una certezza assoluta per imposte e tasse. Lo Stato, di fatto, arginava un'evasione fiscale tanto "di moda" nel privato, manteneva una totale discrezionalità contrattuale, anche perché le rivendicazioni sindacali nel settore pubblico hanno sempre risentito dell'ambiguo rapporto dipendente-datore unico di lavoro. Qualsiasi manifestazione di protesta più "radicale" incontrava la condanna di un'opinione pubblica, ben manipolata dai media vicini ai governi del momento. Negli anni, i mutamenti del mercato internazionale, il continuo ricatto subìto da alcuni grandi gruppi industriali nazionali che minacciavano licenziamenti in massa, con il reale pericolo di squilibri economici e sociali al limite della sedizione, e ottenevano generose "rimesse" statali per continuare a trarre profitti, hanno reso lo Stato un "cannibale" pronto a spolpare all'osso il povero pensionato, già unico lavoratore contribuente, tartassato con aliquote in molti casi al 47-50% dello stipendio lordo, mentre la qualità della vita, assistenza sanitaria, istruzione e sicurezza, è ormai giunta ai minimi storici. I governi cambiano, ma non la loro politica vessatoria nei confronti dei pensionati. Oggi, con la scusa vergognosa della solidarietà, una classe ignorante, imbelle e in malafede, godendo dell'esposizione mediatica costante di opinionisti televisivi, di parlamentari orfani del loro stesso voto, o direttori di giornali con diffusione nazionale, trasformano una "carità elettoralistica" in rilancio dell'economia sociale. I tempi però sono cambiati. Il numero dei pensionati in questa Italia dove non si nasce sta salendo vertiginosamente, e per la prima volta li agita un comune senso di rancore, l'abbandono ed il menefreghismo che avvertono da parte dello Stato, che persevera nella iniqua dicotomia retributiva fra privato e pubblico, sebbene abbia provveduto ad "unificare" la gestione fra Inps ed ex-Inpdap. Questi ultimi sono destinati a "soccombere" sotto il tallone "cannibale" fino alla fine. Non si può sfuggire, non si può abbandonare questa nave traballante alla deriva. Centinaia di migliaia di italiani con pensione Inps lasciano il Paese per godere migliori condizioni di vita e la totale disponibilità della pensione senza tassazione, gli ex- Inpdap non possono. Per loro, tale "godimento di legge" non è previsto. Sono pensionati di serie B! A meno che non desiderino vivere in Australia, dove il costo della vita è alto, in Cile o in Tunisia... Mio padre, avvalendosi della legge per gli ex combattenti, non indugiò un attimo a lasciare il posto statale ed intraprese, con discreto successo, un'attività imprenditoriale. Non furono rose e fiori, ma qualche anno prima di lasciarmi, menzionò l'ultimo degli aforismi che amava ripetere: "Il peggior socio è lo Stato, ciò che guadagni te lo ruba raddoppiato!". Sbagliato. Ti ruba anche l'anima e la libertà di morire in pace.