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La radicale ambiguità del rapporto tra Politica e Chiesa, la tradizionale virata cattolica sviluppata nei pressi del voto, l’insolenza di un rosario e di una dedica a Maria lanciati dalla piattaforma internazionale dei sovranisti, a Milano. Ecco, tre temi che potrebbero corrodere ulteriormente il consenso della Lega alle prossime Europee, riportandolo su percentuali più fisiologiche e naturali. E il nodo non riguarda semplicemente l’elettorato cattolico, che si muove ormai su percentuali assai blande, ma soprattutto la società italiana che vede nella scomunica della Chiesa, nei fischi indirizzati a Papa Francesco, in quello strano “ feticismo sovranista” uno scenario cupo e inatteso. Salvini non è nuovo a questi format. L’anno scorso, chiudendo la campagna per le Politiche, sempre a Milano, sempre dinanzi al Duomo, alzò al cielo un Vangelo, invitando tutti i presenti, insieme a lui, a giurare sul testo sacro “per rispettarne gli insegnamenti”. Allora, la risposta della Chiesa fu morbida. Stavolta, invece, il fronte cattolico si è mosso in modo univoco, dal segretario di Stato, Pietro Parolin, al direttore di “Civiltà cattolica”, Antonio Spadaro, da “Avvenire” a “Famiglia Cristiana”, dal teologo Bruno Forte al presidente della Comunità Ebraica Romana. Col rosario si prega, non si fanno comizi. Questa la reazione unitaria. Una risposta alta e forte al realismo mistico del capitano. Ma l’adunata dei sovranisti a Milano ha scatenato anche altre polemiche. A molti non è piaciuta la presenza di Joerg Meuthen, uno dei leader dell’ ultradestra tedesca, espressione di un Adf che guarda con palese attenzione alle frange naziste. Strano questo accostamento tra croce cattolica alzata idealmente accanto alla croce uncinata. Ma Salvini, purtroppo, non ha alternative. Deve necessariamente costruire un fronte europeo con chiunque sia realmente disponibile. Oggi che il magiaro Orban sembra venirgli meno e gli stessi austriaci sono entrati in cortocircuito deve definire una piattaforma stretta e coesa che gli riconosca, anche a Strasburgo, un minimo di leadership. Ed averli radunati proprio in Italia è il primo passo di questo processo. Poi, sarà il tempo di occuparsi del nuovo corso dei 5Stelle, della loro sterzata a sinistra, per comprendere se il nuovo antagonismo è solo frutto della competizione elettorale o nasconde qualcosa di diverso. Mentre l’Italia, dopo un anno, attende ancora di capire se la metamorfosi del Paese è rimasta semplicemente uno slogan.