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Il Sud deve attrezzarsi per la crisi che verrà

La nuova crisi economica che sta per abbattersi sul pianeta in seguito alla pandemia produrrà danni occupazionali, reddituali e sociali incalcolabili anche perché va a colpire un’economia già molto provata da un’altra crisi altrettanto rigrave, seppur di natura completamente diversa, e da una lunghissima fase di stagnazione. Il meridione non farà eccezione anche perché a pagare maggiormente i costi di ogni recessione sono le realtà più deboli e il Pil del Mezzogiorno ha dovuto già registrare un calo degli investimenti di circa il 30% negli ultimi dieci anni. Dunque, è bene attrezzarsi fin da subito al dopo e saper guardare oltre per trasformare una situazione negativa in opportunità. Saranno fondamentali la tempistica della ripresa e aver chiaro da cosa ripartire facendo leva sull’esperienza di ciò che ha funzionato in passato. Un contributo prezioso verrà, anche questa volta, dal sistema dal Credito popolare. Il rapporto che lega queste banche ai propri territori non è improvvisato ma è certificato dai dati. Negli ultimi dieci anni, gli impieghi vivi, quelli cioè senza sofferenze, delle Banche popolari con sede nel Mezzogiorno sono cresciuti del 14%, quasi tre volte quanto quelli dell’intero sistema bancario il cui dato è stato pari al 5,5%. A metà del 2019, gli impieghi al Sud, sempre delle Popolari, hanno superato i 25 miliardi di euro e i depositi i 24 miliardi. Nello stesso periodo i flussi di nuovi finanziamenti alle Pmi sono stati pari a 115 miliardi di euro per le aziende minori e quelli alle famiglie per i mutui hanno raggiunto i 39 miliardi. Si tratta di persone, soprattutto piccoli e medi imprenditori che, grazie a questi finanziamenti, hanno potuto, in una situazione economica molto difficile, dar vita o rilanciare attività produttive, posti di lavoro salvati o guadagnati e famiglie che hanno potuto acquistare una casa. Il sistema che lega Banche popolari all’economia reale dei territori, dunque, ha funzionato e rappresenterà un patrimonio indispensabile sul quale poter contare per la ripresa. Lo sarà evidentemente anche grazie ad una presenza capillare diffusa sul territorio con quasi mille sportelli (unico riferimento creditizio per 80 Comuni del Meridione). Le Banche popolari e del territorio trovano nell’economia reale il terreno nel quale valorizzare al meglio le proprie caratteristiche ma quel ruolo è indispensabile per il tessuto produttivo locale che ha visto salvaguardate numerose realtà che, altrimenti, o non sarebbero mai nate o sarebbero state stritolate dalla precedente crisi. Le Popolari, a partire da quelle meridionali, già oggi, in queste prime settimane della crisi stanno facendo la propria parte con provvedimenti urgenti e straordinari che riguardano prevalentemente la sospensione dei pagamenti in favore delle aziende produttive e di quelle del commercio, dei soci e dei clienti dei propri territori. Nella fase immediatamente successiva, quella della ricostruzione, continueranno a investire su quel patrimonio di imprenditorialità e saranno essenziali per riconquistare un percorso di crescita trasformando una crisi, seppur gigantesca e drammatica, in un’occasione unica per il Sud e per tutto il Paese.

*Segretario Generale Associazione Nazionale fra le Banche Popolari