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Il teorema vincente di Ciriaco De Mita

Opinionista: 

Tutta la notte a contare. Con una ironia che voleva essere “elegante”, come si addiceva al suo stile, il mitico avvocato Gianni Agnelli definì Ciriaco De Mita “un intellettuale della magna Grecia”. Ironia a parte, l’attuale sindaco di Nusco disse che i voti non si valutano, ma si contano. Il suo teorema, per quanto singolare, ha vinto ancora una volta. Con una differenza:durante la notte i conti per Santa Lucia sono tornati, ma la nottata (quella eduardiana) non è ancora passata. Ora il nuovo Presidente c’è, ma manca la Regione. Senza scomodare la Storia, qualcuno disse, più di 150 anni fa, che “fatta l’Italia” bisognava “fare gli italiani”. Adesso i campani sono in fiduciosa attesa. Grazie Rosy. A poche ore dal voto, c’è stato il “botto” della Bindi, a nome della Commissione Antimafia (così almeno sembra) sugli “impresentabili”. Fra questi l’ex sindaco di Salerno che, però, invece di prendersela a morte, ha ringraziato. «Mi farà avere centomila voti in più», assicurò. Che abbia ancora ragione Vittorio Sgarbi (fra l’altro sostenitore dichiarato di De Luca) quando affermò che Rosy era perfino più bella che intelligente? Una lista davvero originale. Chiuse le urne si fa pressante un dubbio: e se si fosse presentata una lista con candidati tutti “impresentabili?”. In Campania ci sarebbe stato posto per tutti, visto che tali sono risultati in tanti. Del resto non sta scritto da nessuna parte che i primati debbono essere solo positivi. Una volta l’allora prefetto di Napoli, Umberto Improta, affermò in pubblico che chi non aveva ancora avuto un avviso di garanzia era da considerarsi una nullità. In troppi tuttavia, dalle nostre parti, solo così si sono fatti un nome e sono diventati “qualcuno”. Nuovo lessico. Le elezioni hanno arricchito il vocabolario di aggettivi sostantivati che rimarranno “memorabili”. Pensiamo a candidabile, eleggibile, ingovernabile: nel doppio senso che nessuno può “governarlo” ma anche che, a sua volta, lui non può governare nessuno perché, condannato per abuso d’ufficio, deve vedersela con quella spada di Damocle che si chiama legge Severino. Assenteismo. Raffaele Cantone, presidente dell’Anticorruzione, è stato sincero: «Sarò il primo ad andare a votare anche se non lo farò con l’entusiasmo di quando avevo 18-20 anni». Ha fatto come Indro Montanelli: si è otturato il naso ed è andato. Più filosofico Aldo Masullo: «Non andare a votare significa, per un cittadino, disertare la funzione di giudice democratico di ultima istanza». Non si sono fatte convincere, a quanto hanno dichiarato, le Clarisse di Napoli, le suore di clausura (“troppa confusione in giro,non voteremo”). Lo Spirito Santo, evidentemente, non ha insistito. Ben diversi i tempi in cui Luigi Gedda, con l’Azione cattolica e i suoi Comitati civici, portava al voto tutti i religiosi! Demagistreide. Per il “demagistrato” sindaco di Napoli e presidente della Città Metropolitana, i guai sono come gli esami eduardiani: non finiscono mai. Il prefetto Gerarda Pantalone lo ha diffidato: o viene presentato subito il bilancio della nuova Istituzione-ex Provincia, o arriva il commissario. Se sarà nuovamente allontanato da Palazzo San Giacomo ritornerà a fare il “sindaco di strada”. Intanto, però,deve risarcire Clemente Mastella con 20mila euro per i danni che gli ha procurato con l’inchiesta “Why not” mentre l’ex ministro della Giustizia minaccia che, per quanto lo riguarda, non finisce qui. Il demagistrato sindaco, al quale viene per questo pignorato lo stipendio, non si è ancora scrollato di dosso le pesanti censure della Sezione disciplinare del Csm. In una, come si legge nel libro “Beccaria oggi” di Elio Palombi, si parla di “comportamenti fortemente destabilizzanti” e di “condotta incompatibile” con le funzioni di sostituto procuratore della Repubblica. “Non è questo, scrive il Consiglio superiore della Magistratura, il modello di magistrato che la Costituzione prevede”. .