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È indispensabile vaccinare tutte le categorie a rischio

Opinionista: 

Nell’ultimo numero di Left vi è un lungo e articolato servizio, intitolato Tra Scilla e Cariddi, nel quale Giorgio Parisi, presidente dell’Accademia dei Lincei, della quale mi onoro di essere socio, esprime il suo parere di scienziato (Parisi è uno dei fisici più autorevoli e apprezzati in campo nazionale e internazionale) sull’evoluzione e sulle varianti – inglese, sudafricana, brasiliana – del Covid-19. La prima più che ragionevole osservazione riguarda una serie di provvedimenti per fronteggiare l’espansione della pandemia. Quasi per tutti non vi è, almeno sinora, unanimità di scelte e obiettivi giacché prevalgono comportamenti di inutile e pericoloso egoismo nelle singole regioni. Così ancora si dibatte se si debba adottare un lockdown totale per almeno due settimane esteso a tutto il territorio nazionale oppure proseguire con metodi selettivi affidati a mini lockdown localizzati. Il dato a mio avviso maggiormente preoccupante mi sembra – almeno sinora e in attesa di valutare le scelte di Draghi e del suo governo – l’atteggiamento di non ascolto dell’allarme lanciato dalla comunità scientifica che chiede con forza l’estensione delle restrizioni almeno fino a quando non si verificherà un reale rallentamento dell’epidemia. Tutto il dibattitoconfronto tra la politica e la scienza emerge con risposte e opinioni spesso inconciliabili. Non credo che abbia avuto, ad esempio, riscontri immediati la nota (del 15 febbraio) in cui l’Istituto Superiore di Sanità, a proposito della cosiddetta variante inglese che è ormai presente in quasi tutte le regioni, ha raccomandato di intervenire, “rafforzando/innalzando le misure in tutto il paese (…) inibendo in ogni caso ulteriori rilasci delle attuali misure in atto”, cosa che si sta dannosamente ed egoisticamente evitando. La variante inglese è ormai presente nel 18% dei casi positivi ed è estremamente pericolosa, giacché, rispetto a quella normale, è più contagiosa del 40% rispetto a quella che già si conosce. Cosicché le attuali misure di contenimento potrebbero mostrarsi inefficaci contro il virus inglese che raddoppierebbe i contagi molto più rapidamente. Ma se si riuscisse a vaccinare le persone in misura maggiore rispetto ad ora, con preferenza accordata alle categorie a rischio, si avrebbe un risultato più positivo. Parisi invita a non illudersi che basti una sola somministrazione del vaccino. Non solo, ma l’unico modo per evitare le continue mutazioni del vaccino è bloccarlo dappertutto in Europa grazie soprattutto ad una sua equa distribuzione. Uno scenario più che reale è che per due o tre anni sia necessario ripetere la vaccinazione una volta all’anno. L’Europa e le sue istituzioni possono così svolgere un ruolo assai importante di approvvigionamento e distribuzione. Ciò che stupisce e rammarica è la quasi totale indifferenza della cosiddetta opinione pubblica verso le spaventose cifre dei decessi giornalieri – 330 morti al giorno corrispondono a 5.000 morti ogni 15 giorni. A tutto ciò si aggiunge un dato che Parisi sottolinea con grande forza argomentativa e cioè il grave problema rappresentato dai malati che hanno dovuto rinviare per mesi le visite oncologiche o connesse a problemi cardiaci o ad altre patologie croniche. Infine il nostro governo, d’intesa con i governi europei “deve prepararsi e, quel che più conta, preparare l’opinione pubblica a quel che ci aspetta”, evitando lo scontro deleterio tra opposte convenienze e creando e rafforzando al massimo un fronte unico contro il morbo.