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Intitoliamo la Mostra a Vincenzo Tecchio

Opinionista: 

Come l’Eur di Roma è un rione aperto alla città anche a Napoli è necessario trasformare la inutile “enclave” della Mostra d’Oltremare in un rione cittadino. Un rione da intitolare a Vincenzo Tecchio, il commissario straordinario che nel 1940 realizzò in appena venti mesi questo grandioso complesso architettonico, annoverato tra le opere più importanti dell’architettura moderna europea. La metropolitana, la Cumana, i mezzi pubblici e la funivia viale Kennedy - via Manzoni (da ripristinare quella del ’40 che funzionò fino agli anni ‘60) lo collegano alla città. Il viale Augusto, il viale Kennedy, la via Miano-Agnano e la via antistante Edenlandia e lo Zoo costituiscono gli accessi attraverso tornelli  (per evitare l’accesso alle auto e alle  motociclette).   Un rione da vivere ogni giorno e per ventiquattrore grazie alla collocazione: a)  delle redazioni di giornali nei due padiglioni in cemento e vetro e nell’ex padiglione Rodi; b) degli uffici dell’assessorato comunale al Patrimonio (gestione del rione: canoni di locazione, pulizia, illuminazione) e dell’assessorato alla Cultura (gestione del teatro Mediterraneo, della Piscina olimpionica e dell’Arena Flegrea) dove sono attualmente gli ambienti della presidenza della Mostra e dell’ex redazione de Il Denaro; c) dei consolati di alcuni Paesi africani nell’ex Torre delle Nazioni, da  ribattezzare Torre Consolare; d) di alcuni Dipartimenti della facoltà di architettura o di ingegneria nell’ex padiglione dell’ America latina; e) del Polo dell’artigianato da realizzare nell’area di sedime dell’ex padiglione America del Nord, già padiglione Libia (bisogna riprendere la decisione della Giunta della Camera di Commercio del 7 aprile 2004 che stanziò la somma di 70 milioni di euro per una struttura in cui esporvi e commercializzare il corallo di Torre del Greco, l’intarsio sorrentino, la ceramica, l’oreficeria e l’arte presepiale); f) dei posti di Polizia, dei Carabinieri e dei Vigili urbani nell’ex padiglione Albania (sarebbe l’occasione per rivedere i poliziotti e i carabinieri a cavallo); g)  di un grande ristorante nel castello di Fasilidas sull’omonimo laghetto e di una cafeteria, gelateria, pasticceria nei locali del ristorante della Piscina, con tavolini e tende sul grande marciapiedi alberato; h)  di una parte della biblioteca dell’Istituto Italiano Studi Filosofici nel Cubo d’Oro.  Un rione da vivere anche grazie allo svolgimento delle manifestazioni espositive nel grande padiglione sul piazzale d’accesso e delle manifestazioni ludiche, sportive e promozionali (Pizzafest, Bufalafest, Fiera della Casa, TuttoSposi, Nauticsud e quant’altro…), nei suoi piazzali e nei suoi viali. Costituiscono le attrezzature di eccellenza, che ne fanno un rione privilegiato, il teatro Mediterraneo (da inserire nel circuito nazionale e internazionale), l’Arena Flegrea (da utilizzare per gli spettacoli estivi d’intesa col San Carlo e come cinema all’aperto), il megacentro congressi (realizzato nell’ex padiglione Oceania), le Serre botaniche (da ricostruire), la chiesa Copta e la chiesa Santa Francesca Cabrini (da restaurare), i campi di tennis, il teatrino dei Piccoli, l’Albergo, la piscina olimpionica, i viali alberati e le fontane (mirabile la grande fontana dell’Esedra). Un rione meritevole di essere inserito nel patrimonio Unesco dell’Umanità. L’apertura alla città giorno e notte è la condizione per valorizzare e rilanciare questo straordinario patrimonio dell’architettura moderna europea, da trasformare nel rione cittadino più bello e più vivibile del mondo. Continuare nelle fallimentari “enclavi” di varia colorazione politica (democristiana, berlusconiana, diessina e ora arancione) sarebbe un errore imperdonabile. Inverando questa proposta si realizzerebbe il sogno di Giorgio Amendola, di Giovanni Porzio, di Enrico Berlinguer, di Maurizio Valenzi, di Luigi Tocchetti, di Carlo Cocchia e di quanti hanno a cuore le sorti del patrimonio storico e artistico cittadino.