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L’omicidio dei negozi, il saccheggio fiscale

Opinionista: 

rifiuti uccidono. E non c’è bisogno che siano radioattivi. Per compiere l’omicidio bastano il Governo e i Comuni. Quante volte avete sentito Renzi dire che «le tasse non aumentano, ma diminuiscono »? Che sia un falso è ormai sotto gli occhi (anzi, nelle tasche) di tutti. Ma i dati diffusi due giorni fa da Confesercenti sono semplicemente terribili: quest’anno la tassa sui rifiuti ci costerà il 20% in più del 2014. Dal 2008 ad oggi, invece, la Tari è aumentata di oltre il 100%. Una botta colossale a famiglie e imprese. Ad essere colpite sono soprattutto le piccole aziende. Inutile dire che in questa graduatoria dell’orrore Napoli eccelle: alberghi e imprese del commercio e del turismo pagano qui come nessuno in Italia. Vi sembra normale che un imprenditore partenopeo debba sborsare in media oltre 660 euro in più di un suo collega a Roma? La verità è che le piccole attività sono ormai diventate il bancomat per coprire le inefficienze delle amministrazioni locali. Il tutto con la copertura morale e l’avallo contabile del Governo centrale. Roma da un lato taglia i soldi ai Comuni, offrendo loro l’alibi per aumentare le tasse, dall’altro non pone alcun freno alle imposte locali, che così possono lievitare a dismisura. Tanto i negozi - proprio come le case con Tasi e Imu - non possono evadere. Sono lì, alla mercé di Stato ed enti locali. Nell’attesa che Renzi faccia ciò che ha annunciato - abolire la tassa sulla prima casa - magari potrebbe cominciare venendo incontro alle attività commerciali, stritolate in una tenaglia fatta di crisi degli affari e tasse che da anni sta uccidendo il commercio. Specie nelle grandi città, come Napoli. In fondo con i rifiuti è accaduto qualcosa di analogo a quanto è successo per la casa. Il continuo cambio dei nomi (Tarsu, Tia, Tares, Tari) e la giungla di tariffe ed esenzioni hanno trasformato la tassa in una tragedia che ha contribuito alla chiusura di tante piccole attività. Aumenti il più delle volte del tutto ingiustificati e ai quali, soprattutto, non corrisponde un reale miglioramento del servizio. Anzi. Inoltre, la filosofia della Tari non è poi molto dissimile da quella degli studi di settore: in entrambi i casi, infatti, si paga sulla base di criteri presuntivi e potenziali e non per la reale quantità di rifiuti prodotta, o di denaro incassato. Non è un caso che Tari e studi di settore rappresentino le principali penalizzazioni per le imprese. Ora il Governo sta preparando la “Local tax”, un unico tributo comunale in cui accorpare Imu, Tasi, addizionale Irpef e altre imposte minori. Renzi ha già assicurato che «non ci saranno aumenti ». Nascondete i portafogli.